Rapporto Pit Salute, per un cittadino su due troppo difficile curarsi

Roma, 12 dicembre – Accedere ai servizi sanitari è diventato più difficile: più di un cittadino su due (il 56% nel 2017, +2% rispetto al 2016) denuncia di non riuscire a curarsi nelle strutture pubbliche. Aumentano i tempi per le liste di attesa, le segnalazioni sono salite dal 54,1% del 2016 al 56% dello corso anno. Il maggiore disagio riguarda le visite specialistiche, in particolare quelle oncologiche (segnalazioni dal 7,8% del 2016 al 9,9% del 2017), per chemio e radio terapia. Più in generale, aumenta ancora il numero delle segnalazioni di cittadini che denunciano di non poter accedere ai servizi sanitari: nel 2017 lo ha fatto più di un cittadino su tre (37,3%, il 6% in più rispetto all’anno precedente) tra quelli che si sono rivolti agli sportelli di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato.
Questi i dati principali, nella sintesi offerta dall’Ansa, del 21° Rapporto Pit Salute Cittadinanzattiva – Tribunale del malato, intitolato “Tra attese e costi, il futuro della salute in gioco” presentato ieri a Roma. L’analisi, realizzata con il sostegno non condizionante di Fnopi, Fnomceo e Fofi, fa riferimento all’analisi di 20.163 contatti gestiti, fra gennaio e dicembre 2017.

L’accesso ai servizi sanitari pubblici può trasformarsi in un’operazione complessa sia per i tempi che per i costi, spiega il rapporto. Ma a pesare sono i costi: quello dei farmaci, con le segnalazioni che passano dal 19,4% del 2016 al 23,8% del 2017, e quello dei ticket per esami diagnostici e visite specialistiche nonostante la percentuale di persone che si è rivolta a Cittadinanzattiva per questo argomento sia diminuita, passando dal 33,8% del 2016 al 30,9% del 2017.

Per i pazienti che non riescono a ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico in tempi brevi, l’altra croce è l’intramoenia: i costi di accesso alle prestazioni sanitarie vengono segnalati dal 14,6% dei pazienti rispetto al 13% del 2016. Risultano poi in aumento i problemi relativi all’assistenza territoriale, in particolare per quella di base erogata da medici di famiglia e pediatri.

“L’equilibrio economico consolidato dal Servizio sanitario nazionale e le difficoltà che ci segnalano i cittadini indicano chiaramente che la traiettoria delle politiche sanitarie pubbliche deve essere quella di garantire maggiore accessibilità ai servizi sanitari, riducendo tempi di attesa e costi legati soprattutto a livelli di ticket ampiamente superiori al costo di alcune prestazioni svolte in regime privato”  è stato il commento di  Tonino Aceti coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva (nella foto). “Per questo chiediamo che Governo e Parlamento approvino con questa Legge di bilancio l’abrogazione del superticket, un balzello che ostacola l’accesso alle cure e che incide negativamente sui redditi delle famiglie e sulle casse del Ssn. Contemporaneamente chiediamo l’immediata approvazione del nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2018-2020 trasmesso dal ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni. Inoltre è prioritario dare finalmente risposte alle fragilità attuando in tutte le Regioni il Piano Nazionale della Cronicità approvato ormai due anni fa ma recepito solo da sette Regioni. Le disuguaglianze che attraversano il Ssn devono essere contrastate” ha concluso Aceti. “Invece, purtroppo, le proposte di autonomia differenziata avanzate da alcune Regioni, e che ora si trovano sul tavolo del Governo, vanno nella direzione esattamente opposta e rischiano, a quarant’anni dall’Istituzione del Ssn, di mandare in soffitta i suoi principi fondanti come quelli della solidarietà e dell’equità”.
Entrando più nel dettaglio del rapporto (del quale sono disponibili a questi link una sintesi e una serie di infografiche) dedicato ai farmaci, c’è da dire che il 30% dei cittadini che si sono rivolti agli sportelli di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato. segnala un problema di non disponibilità. Le principali difficoltà riguardano l’accesso ai farmaci innovativi per l’epatite C (30,4%,  in deciso calo rispetto al 44,4% del 2016); aumentano invece le segnalazioni per i farmaci non disponibili (28,2%) e quelle riguardanti la spesa privata per i farmaci (20,4%), compresi quelli per i quali l’accesso è regolato da nota limitativa (6,4%). Difficoltà in aumento anche per i farmaci con piano terapeutico (5,4%) e off label (4,6%). Le aree cliniche più interessate dai problemi di accesso ai farmaci sono l’epatologia (28,2%), l’oncologia (10,7%), l’oculistica (10,6%) e la neurologia (9,8%).