Rapporto sulla farmacia, spesso poco considerata da politica e istituzioni

Peccato che a questa fotografia, del tutto veritiera e certamente non sottoposta a trattamenti di photoshop, non corrisponda una coerente e conseguente considerazione da parte della politica e delle istituzioni: quando si tratta di strutturare servizi in rete sul territorio per accelerare il processo di riorganizzazione della sanità in direzione della prossimità, le farmacie vengono infatti spesso “dimenticate”, finendo per essere escluse o tenute ai margini di servizi fondamentali come l’assistenza domiciliare integrata (Adi) territoriale o i programmi per la medicina di gruppo nel territorio per l’erogazione di servizi alla collettività.

Questo il grande paradosso messo a fuoco dal primo Rapporto annuale sulla farmacia realizzato da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma e con il contributo incondizionato di Teva Italia, presentato ieri a Roma. Il report è stato elaborato sulla base delle risultanze emerse dalle 1275 farmacie che hanno aderito all’indagine, quasi un quarto delle quali operanti nelle cosiddette “aree interne”, ovvero le zone disagiate e lontane dai centri urbani e, oltre a restituire identità e stato dell’arte del presidio farmacia all’interno dello scenario sanitario, con particolare riguardo alla prospettiva della farmacia dei servizi (modello che stenta a decollare nonostante la legge del 2009),  presenta anche due focus tematici:il primo sul ruolo della farmacia di comunità nella presa in carico delle persone con patologie croniche,  il secondo sul ruolo della farmacia nell’ambito della strategia nazionale per le Aree interne. Si tratta (semplificando) del “piano” nazionale all’interno quale sono state selezionate 72 aree che comprendono 1.077 Comuni per 2.072.718 abitanti (dato al 2016), interessano un territorio di 51.362 kmq e rappresentano il 25,8% dei Comuni classificati come aree interne e il 13,4% di tutti i Comuni italiani,  il 15,5% della popolazione residente in aree interne e il 3,4% della popolazione nazionale, il 28,5% del totale della superficie di tutte le aree interne italiane e il 17,0% di tutta la superficie nazionale.

Proprio da questo secondo focus emerge con molta chiarezza la situazione di “sottoconsiderazione” del ruolo sociosanitario delle farmacie: solo nel 15% delle 72 strategie di intervento per le aree interne, infatti, compare un esplicito riferimento alle farmacie. Dato in evidente e stridente conflitto con realtà nelle quali si assiste a una progressivo e inesorabile rarefazione della presenza di servizi pubblici e dove le farmacie sono spesso l’unico e insostituibile presidio di prossimità rimasto a disposizione dei cittadini.

Andando con ordine, dal rapporto di Cittadinanzattiva, sono emersi intanto una serie di importanti dati di “struttura”, che ben definiscono l’attività delle farmacie. All’indagine – come già anticipato –  hanno risposto 1.275 farmacie aderenti a Federfarma, il 60% delle quali presenti nel Nord Italia, il 23% al Sud, il 17% al Centro. Il 48% del campione di farmacie è situato in una zona urbana, il 13% in un’area metropolitana, il 9% in un’area rurale e il 30% riguarda farmacie sussidiate. Quasi tutte le farmacie operano anche durante il fine settimana: per il 93% restano aperte il sabato mattina, percentuale che scende al 55% il sabato pomeriggio e al 19% la domenica mattina. Se l’apertura al sabato è prevalentemente dettata dalla libera decisione del titolare, viceversa l’apertura alla domenica mattina è principalmente (nel 66% dei casi) obbligatoria. Per quanto riguarda le ore settimanali di apertura, solo l’1% fa apertura h 24 per 365 giorni l’anno. La maggior parte delle farmacie (63%) ha dichiarato di rimanere aperta per 40-44-48 ore alla settimana, seguite da un 27% che arriva fino a 72 ore settimanali. Barriere architettoniche sono presenti ancora nel 19% delle farmacie.

Numero di farmacisti, formazione e aggiornamento
I farmacisti sono relativamente giovani: le fasce di età più rappresentate sono quelle che vanno dai 25 ai 34 anni e dai 35 ai 44, seguita da quella tra i 45 e i 54 anni. Nelle 1275 farmacie del campione lavorano un totale di 4.529 farmacisti, con una media di circa 3,5 farmacisti per farmacia. Nel 10% delle farmacie c’è un unico farmacista, mentre nel 1,6% dei casi le farmacie hanno 10 farmacisti o più, con un massimo di 12.
Nella quasi totalità dei casi (97%)  il personale della farmacia partecipa regolarmente a corsi di aggiornamento e formazione,  seguiti in genere da tutto il personale (83%), o prevalentemente dal titolare e sporadicamente da altri operatori (11%), quasi mai esclusivamente dal titolare (6%).
Le ore che ciascun titolare della farmacia dedica alla formazione all’anno varia molto, e lo stesso avviene per i colleghi/operatori della farmacia: ad esempio, sia per i titolari che per gli altri farmacisti, c’è chi ha dichiarato di seguire solo 2 ore di formazione all’anno, e chi ne ha dichiarate 400; sono certamente valori estremi: la media per i titolari è di circa 47 ore annue di formazione, di poco inferiore quella degli altri operatori, circa 42 ore annue.

Consiglio personalizzato e consulenze
Prossimità e capillarità delle farmacie hanno di fatto reso ordinario il dialogo tra il cittadino e il farmacista. Ma dal punto di vista del farmacista, come ci si predispone per offrire consiglio e consulenza? Dalla ricerca emerge che solo nel 49% dei casi il farmacista propone all’utente la possibilità di ottenere una consulenza, e solo nel 19% dei casi in farmacia sono presenti protocolli o procedure per personalizzare il consiglio. La finalità essenzialmente è venire incontro alle esigenze di anziani (66%) e pazienti affetti da patologie croniche (63%); è rilevante anche l’attenzione dedicata ai bambini (42%) e alla maternità/prima infanzia (38%), mentre è da incoraggiare maggiormente quella nei confronti dei migranti (9%).

Servizio Cup

Nel 63% delle farmacie intervistate è presente il servizio Cup pubblico, la quasi totalità offre il servizio di prenotazione di prestazioni e esami, mentre ci sono percentuali più ridotte per quanto riguarda il pagamento del ticket e ricezione e consegna dei referti. Nell’85% dei casi il cittadino non paga nulla per il servizio Cup in farmacia; nel 14% paga tra 1 e 2 euro; solo 1% dei casi paga di più (3-5 euro).

Analisi di prima istanza e servizi di telemedicina

Sempre più frequentemente, inoltre, le farmacie erogano prestazioni analitiche di prima istanza, quali test ed esami diagnostici (78% dei casi), esami di secondo livello mediante dispositivi strumentali (64% dei casi), in misura ancora residuale servizi di telemedicina, eccezion fatta per la telecardiologia che è invece abbastanza diffusa.

Per test ed esami diagnostici effettuati in farmacia, troviamo facilmente la glicemia (96%), il colesterolo totale (92%), trigliceridi (83%), emoglobina glicata (50%). Con minor facilità è possibile trovare farmacie che effettuano altri tipi di test.

Presa in carico

Nel 65% dei casi le farmacie sono dotate di un sistema informatizzato o piattaforma web capace di rispondere alle necessità legate alla effettiva presa in carico dei pazienti. Mentre solo il 19% ha adottato protocolli o procedure per personalizzare il consiglio sui diversi target di utenza.

Coinvolgimento della farmacia nei Servizi territoriali

In generale si registra uno scarso coinvolgimento delle farmacie da parte delle Asl. Ad esempio, solo il 7% delle farmacie viene coinvolto nell’erogazione dell’Assistenza domiciliare integrata, mentre è assolutamente residuale il coinvolgimento nelle diverse forme di Medicina di gruppo territoriale. Da ultimo, scarsamente presenti altre figure professionali come infermieri, fisioterapisti e psicologi, (dal 6 al 12%). Quando ci sono, la loro presenza è spesso frutto di accordi stretti con i singoli professionisti e non con gli Ordini di riferimento.

Campagne di prevenzione e screening

Alle campagne di prevenzione e screening realizzate dalle Asl e Regioni partecipano la quasi totalità delle farmacie (87%). Tra le iniziative che le farmacie svolgono con maggiore assiduità vi è sicuramente la promozione o quanto meno l’adesione ad iniziative di sensibilizzazione e informazione nei confronti di target specifici di popolazione: attività riscontrata dal 70% del campione. Queste iniziative sono promosse da Asl (31%), case farmaceutiche (28%) e Regioni (16%). Fanalino di coda quelle realizzate con organizzazioni civiche, con il 6%.

Farmacia e persone con cronicità

Nel 44% dei casi, la farmacia partecipa a progetti e iniziative a supporto dell’aderenza terapeutica per persone affette da patologie croniche, in particolare per patologie cardio-vascolari (73%), endocrine (67%), respiratorie (46%) e metaboliche (35%).

Un ruolo, quello legato all’aderenza terapeutica, tutt’altro che secondario, tenuto anche conto che nel 90% i servizi svolti in tali iniziative non sono remunerati. Vengono infatti remunerati solo il 4% dalla Regione, il 4% dalla Asl, il 2% dalle case farmaceutiche. Si tratta per lo più di progetti e iniziative di supporto all’aderenza terapeutica nei quali, al pari delle farmacie, sono coinvolti soggetti com Asl (38% dei casi), case farmaceutiche (38% dei casi), l’ente Regione (25%) e i medici di medicina generale (15%).

Si tratta principalmente di forme di tutoraggio alla persona (presenti nel 60% dei casi); di modalità di reminder per ricordare di assumere la terapia (41%); sono anche presenti strumenti innovativi per supportare l’aderenza terapeutica nelle patologie croniche (20%).

Farmacia e Aree interne

Solo in 11 delle 72 strategie elaborate (o in via di elaborazione) per lo sviluppo dei servizi nelle Aree interne sono presenti degli espliciti richiami al ruolo delle farmacie. La peculiarità del contesto nel quale incidono le farmacie presenti nelle Aree Interne fa sì che esse si focalizzino su particolari target di popolazione o si specializzino per alcune prestazioni: i farmacisti sono molto più sollecitati a rispondere ai bisogni della popolazione anziana. Le farmacie coinvolte nell’Adi sono il 9% tra quelle intervistate che lavorano nelle Aree interne, e il 7% tra quelle intervistate che sono ubicate nel resto del Paese, ma quelle delle Aree Interne sono mediamente molto più sollecitate nella preparazione e/o dispensazione a domicilio di medicinali antidolorifici (+26% rispetto alle farmacie presenti nel resto del Paese). Inoltre, tra le specificità delle farmacie delle Aree interne si registra una maggiore presenza di comunicazione/interazione diretta con i medici in caso di criticità o scostamento dal piano terapeutico definito (+15% rispetto al resto del Paese) e maggiore disponibilità alla ricezione e consegna referti e al controllo sull’uso improprio o abuso di medicinali, in particolare per i famaci da banco (+6%).

Infine, tra i dati negativi, legati a oggettive difficoltà organizzative/logistiche cui sono soggette le farmacie che operano in zone disagiate, si segnala il -17% (rispetto al resto del Paese) per il servizio Cup, -14% per test e esami diagnostici, -6% per il coinvolgimento in campagne di prevenzione e screening. Sul tema dell’aderenza terapeutica invece le farmacie presenti in queste aree, nonostante le difficoltà, riescono a raggiungere lo stesso livello di quelle nel resto del Paese.

Molto ricco il parterre degli intervenuti alla presentazione del primo rapporto annuale sulla farmacia, iniziativa che l’ormai consolidata collaborazione tra Federfarma e Cittadinanzattiva intende riproporre in futuro, anche per monitorare con continuità lo “stato di salute” di un servizio fondamentale per la sanità italiana. Insieme al segretario generale dell’associazione civica Antonio Gaudioso,  al vicepresidente nazionale di Federfarma Vittorio Contarina e al direttore della Generic Business Unit di Teva Italia Salvatore Butti, che hanno introdotto i lavori, erano infatti presenti Maria Vitale (agenzia di Valutazione civica di Cittadinzanzattiva) ed Eugenio Leopardi, che hanno illustrato i dati del Rapporto.

Sono poi seguiti due momenti di confronto, uno sul tema delle disuguglianze e aree interne, l’altro alla farmacia dei servizi, ai quali hanno partecipato Domenico Crisarà, vicesegretario nazionale Fimmg, Silvia Pagliacci, presidente di Sunifar, Luca Coletto, assessore alla Sanità del Veneto e presidente di Agenas,  Sabina Lucatelli, del Dipartimento Politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Sabrina Nardi, direttore del Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici di Cittadinanzattiva e i parlamentari Marcello Gemmato (Fratelli d’Italia, Commissione Affari sociali), Pierpaolo Sileri (M5S, presidente della Commissione Igiene e sanità del Senato), Rossana Boldi (Lega, vicepresidente Commissione Affari sociali), Elena Carnevali (Pd, Commissione Affari sociali), e Andrea Mandelli (Forza Italia, Commissione Bilancio della Camera).

 

 • Cittadinanzattiva – Rapporto annuale sulla farmacia – Abstract