Regioni, timori per possibili tagli a Ssn, ma Grillo rassicura

Roma, 6 giugno – Un po’ come i gamberi, le trattative tra Governo e Regioni sul nuovo Patto per la salute fanno un passo avanti e due indietro. Ogni progresso raggiunto sulla spinta della condivisa consapevolezza che il documento vada sottoscritto il prima possibile, viene di fatto azzerato in parte dai litigi continui in materia di commissariamento (dove la visione “accentratrice” manifestata dalla titolare della Salute Giulia Grillo è vista come il fumo negli occhi dalle Regioni) e soprattutto dal fatto che – a oggi – non esistono granitiche certezze sulle risorse economiche disponibili.

A far scattare come misirizzi gli esponenti delle Regioni è l’inserimento, nella nuova bozza di Patto inviata dal ministero della Salute alla Conferenza delle Regioni,  di una clausola che in materia di finanziamenti precisa che le risorse definite nell’ultima manovra (due miliardi in più per il 2020 e 1,5 miliardi per il 2021) sono sì confermate, ma “salvo eventuali modifiche che si rendessero necessarie in relazione al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica e variazioni del quadro macroeconomico”. Un distinguo che era contenuto anche nel precedente Patto per la salute ma che, a questo giro, anche alla luce degli attuali sviluppi della situazione dei conti dello stato, esposti al rischio di possibili (e prevedibilmente onerose) misure
per effetto della procedura d’infrazione annunciata contro il nostro Paese, è suonato intollerabile alle orecchie degli amministratori regionali,  che – quale che sia il loro schieramento politico, centrodestra o centrosinistra – hanno la fondata paura che le risorse destinate alla salute nei prossimi anni possano essere in realtà inferiori a quelle promesse. A fiutare l’aria, insomma, il “salvo eventuali modifiche” inserito nella nuova bozza del Piano suona quantomeno minaccioso.
Il primo a paventare esplicitamente il pericolo che la clausola in questione preluda a nuovi tagli è l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato (nella foto), che ha sottolineato comenella bozza di testo del nuovo Patto della Salute inviata dal ministero della Salute non vi sia la certezza del livello di finanziamento.  “Anzi, contrariamente a quanto richiesto dalle Regioni” ha denunciato D’Amato “si subordina il finanziamento del prossimo anno alla variazione del quadro macroeconomico. Ovvero, si sta preparando il taglio di 2 miliardi al fondo sanitario nazionale”.
Per l’assessore laziale si tratterebbe di “un colpo mortale alla sanità e al diritto alla salute”,  in assoluto spregio della necessità espressa dalle Regioni già nel documento di avvio del Patto, di avere un quadro certo dei finanziamenti senza condizionamenti. “Il testo proposto dal Ministero apre la strada al taglio del Fondo sanitario nazionale. È necessario che il Governo chiarisca” conclude D’Amato, spalleggiato dal monito-minaccia del suo presidente Nicola Zingaretti: “Non vi azzardate a tagliare sulla sanità. Faremo le barricate per tutelare la salute”.
Come impongono i tempi frenetici della volatile comunicazione social, che tutto può amplificare e/o indistintamente banalizzare, ma deve comunque farlo in tempo reale, la ministra  Giulia Grillo ha subito risposto via twitter, provando a rassicurare gli amministratori del Lazio (e con loro tutti gli altri):  “Tagli alla sanità? Dovranno passare sul mio corpo”.  E, giusto per non perdere il gusto per la polemica, approfitta dell’occasione per una stilettata al segretario del Partito democratico: “Il Pd ci ricorda che i loro tagli alla sanità hanno messo a rischio la tenuta del Ssn. Questo noi non lo faremo”.