Ricciardi (Iss); “Vaccini, obbligo indispensabile per le coperture”

Roma, 9 novembre – “Prima del 1999, i dati di copertura vaccinale italiani erano eclatanti, vicini al 99% e portati a esempio”.  Così Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, ha risposto alle domande di Giuseppe Pisani (M5s) durante un’audizione in Commissione Igiene e Sanità del Senato sul Ddl Vaccini.
“Nel ’99, quando il Parlamento abolì la richiesta del certificato vaccinale per l’iscrizione a scuola” aveva spiegato in precedenza Ricciardi “si è verificato un progressivo abbassamento delle soglie di copertura vaccinale che sono sfociate poi, approssimativamente nel 2013, nell’andare sotto le soglie di sicurezza”. Circostanza, ha lasciato intendere Ricciardi, che ha reso poi necessaria la legge sull’obbligo vaccinale come condizione per l’iscrizione scolastica varata nella scorsa legislatura.

Una scelta, quella dell’obbligo, che il presidente dell’Iss peraltro condivide e ha voluto ribadire: “In Italia, le strategie basate solo sulla comunicazione, l’offerta attiva e il potenziamento dei servizi vaccinali (tutti punti del Ddl n. 770 con il quale l’attuale maggiornaza di governo intende superare la legge Lorenzin, NdR), in mancanza di un obbligo, non hanno dato i risultati sperati: si cita spesso il Veneto come Regione che ha fatto un investimento forte” ha spiegato Ricciardi “ma è stata la Regione che ha palesato maggiori difficoltà nel raggiungimento della copertura, e oggi ha una serie di ritardi scontabili per questa impostazione, mentre l”obbligo ha dato risultati importanti”.

“Prima della legge sull’obbligo vaccinale circa il 30% dei genitori era esitante; con l’obbligo questa percentuale si è ridotta enormemente, stimiamo che oggi sia intorno al 10%” ha detto ancora  il presidente dell’Iss. “Il fatto che ci sia l”obbligo ha ‘imposto’ un dialogo che prima non c’era fra genitori e operatori sanitari: molti genitori che acquisivano informazioni attraverso canali personali o internet non interloquivano con operatori qualificati”.

Ricciardi ha anche sottolineato che “alcune Regioni non hanno ancora anagrafi informatizzate, per cui sostanzialmente le valutazioni si fanno ancora sul cartaceo, ma solo alcune hanno superato la soglia del 95% di copertura vaccinale”. Proporre dunque,  in caso di emergenza, interventi di obbligo locale, a giudizio del preisdente Iss, “potrebbe portare confusione, diseguaglianza, scarsa efficienza per mancata omogeneità nazionale, ed è un po’ un concetto in controtendenza in sanità pubblica”.
“Il paragone con le cinture di sicurezza messe quando l”incidente c’è già stato è adatto” ha detto al riguardo Ricciardi. “Il nostro parere è che sarebbe meglio attendere l’anagrafe vaccinale nazionale e contestualmente preparare il nuovo piano vaccinale strategico”.

Ricciardi ha anche fatto cenno all’obiezione “ideologica” al vaccino, che in Europa non è più dello 0,2 – 0,3%, legata a situazioni particolari   (come ad esempio l’influsso del pensiero di Steiner in europa centrale, o la presenza di alcune sette religiose in Olanda). “In Italia noi abbiamo un serio problema nella Provincia autonoma di Bolzano” ha detto Ricciardi “e se questi ragazzi crescendo si sposteranno incontreranno purtroppo dei germi coperture”.

A proposito di Europa, Ricciardi ha ricordato come in tutta l’area Ue oggi si possa contare su  “sistemi affidabilissimi” di rilevazione di eventuali effetti avversi dei vaccini. “Non soltanto segnalano gli effetti realmente avversi, ma anche tutte le preoccupazioni di tutti i cittadini, invitandoli a segnalare ‘qualunque cosa succeda dopo le vaccinazioni”. Nel nostro Paese, il compito di raccogliere le segnalazioni è dell’Aifa,”che ne ha migliaia”.
Il che non significa però che i vaccini sono pericolosi, ma solo che sono estremamente controllati. Perché, ha spiegato Ricciardi, “quando alla fine si va a ricostruire se tali effetti avversi, anche gravi, sono effettivamente avvenuti a causa della vaccinazione, le evidenze ci dicono che non è
così: è molto importante la rassicurazione, quando spieghi a una mamma preoccupata che questi sono i dati, allora la mamma, generalmente, i figli li vaccina”.