Ricettopoli a Cosenza, avviato il sequestro preventivo di 175mila euro a una farmacia

Roma, 6 settembre – Droga di Stato. Questa la definizione che il procuratore della Repubblica di Cosenza Mario Spagnuolo (nella foto) ha utilizzato per definire lo smercio illegale di un farmaco a base di ossicodone,  scoperto dai carabinieri nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza e del Gruppo Tutela della salute di Napoli,  significativamente denominata“Ricettopoli”, della quale il nostro giornale ha già dato notizia ieri.

“Una definizione forse forte” ha spiegato il magistrato ai giornalisti “ma che nasconde il fatto che sostanze stupefacenti sono state utilizzate per uso personale, ovvero per essere vendute, senza che gli spacciatori spendessero alcunché, dal momento che venivano dispensate gratuitamente a carico del Servizio sanitario nazionale”.

Semplice il meccanismo della condotta illegale: un medico compiacente, su richiesta di alcuni pazienti tossicodipendenti,  rilasciava un numero consistente di prescrizioni in regime di Ssn di un medicinale contenente ossicodone, che oltre a essere usato personalmente veniva spacciato sul mercato illegale come sostituto dell’eroina. Le ricette venivano poi portate in farmacie non meno compiacenti che dispensavano i farmaci gratuitamente, in regime di Ssn, sorvolando sulle quantità decisamente fuori dagli standard per singolo paziente e incompatibili con le raccomandazioni dell’Agenzia italiana del farmaco e poi presentando alla Asl le ricette per il rimborso.

Secondo quanto reso dai Carabinieri,  tra il 2015 e il 2019 sono state rilasciate 2.360 illecite prescrizioni, per un totale di 4.720 confezioni del farmaco  e un danno ancora da quantificare con precisione, ma che intanto ha portato i Carabinieri ad avviare le procedure  per il sequestro preventivo della somma di 175.947,96 euro nei confronti dei tre farmacisti coinvolti nell’inchiesta e destinatari delle misure interdittive. L’importo è calcolato sulla base del rimborso corrisposto dal Ssn alla farmacia per la dispensazione delle ricette intestate a  un singolo indagato dal 2015 in poi.

È stato proprio l’abnorme aumento delle prescrizioni del farmaco –  utilizzato per le cure palliative e del dolore severo e in grado di innescare forme di dipendenza analoghe a quelle dell’eroina –  a far scattare la segnalazione ai militari dell’Arma da parte della Asl territoriale.

Dalle indagini, e in particolare dall’intercettazione di alcune conversazioni con i “pazienti” indagati,  è emersa la piena consapevolezza del medico prescrittore di porre in essere una condotta illecita. In una di esse, il medico rammenta al suo interlocutore di non avere alcun titolo a prendere quel farmaco e, in un’altra, gli rammenta che “sono anni, che fate ‘ste cose. Anni, non giorni, te ne rendi conto?”

Da altre intercettazioni, emergerebbe anche una sostanziale noncuranza del medico, pur consapevole dei potenziali danni legati all’assunzione del farmaco, rispetto agli effetti sulla salute degli utilizzatori. In uno degli incontri registrati nel corso delle indagini, ad esempio, il professionista ribatte a un paziente “No che non ti ammazzi solo con tutte queste medicine”.  Ma emerge anche la consapevolezza, da parte degli indagati,  di condotte dannose per le casse pubbliche: “Tanto paga lo Stato!” è la ribalda e cinica affermazione di uno dei pazienti rispetto alle preoccupazioni  sollevate dal medico relative a eventuali, possibili verifiche sul diritto all’esenzione dal pagamento del ticket.

Dall’ordinanza del Gip emerge un coinvolgimento pesante anche dei tre farmacisti coinvolti. Tra di essi, ci sarebbe chi, animato da interessi di natura economica, avrebbe in più occasioni  invogliato uno degli indagati a ottenere ulteriori prescrizioni abusive, segnalandogli al contempo  la disponibilità presso la farmacia del medicinale a base di ossicodone.  Significative, al riguardo, le intercettazioni di  alcune conversazioni da cui emergono appunto gli inviti di una farmacista a uno degli indagati a procurarsi, per il tramite del suo canale di fiducia, altre ricette. Analoghe condotte  anomale sono state riscontrate anche a carico di altri farmacisti destinatari di interdittiva, i quali, in assenza di controlli e in violazione della normativa che disciplina l’erogazione di farmaci così delicati, hanno consegnato a domicilio il predetto farmaco a uno degli indagati, nonostante quest’ultimo non fosse l’intestatario della ricetta.

L’indagine ora cercherà di chiarire come tutto il giro illecito sia andato avanti negli anni, quanti altri possibili medici o farmacisti sono coinvolti e soprattutto cosa ci guadagnava il medico che si è prestato al sistema, che nel tentativo di occultare la propria condotta illecita aveva riferito ai responsabili dei competenti Uffici di medicina di base dell’Asl, di essere stato vittima del furto di 10 ricettari. Un tentativo in verità piuttosto maldestro, anche perché la denuncia non è mai stata presentata e le prescrizioni illecite sono continuate nel tempo.

Abbiamo inteso fermare questa emorragia ” ha affermato al riguardo il procuratore Spagnuolo “considerato che in sede di esecuzione, solo per il mese di agosto, abbiamo trovato 45 prescrizioni, quando con 10 prescrizioni un malato terminale va avanti un anno. Dunque, le indagini vanno avanti per identificare tutti i componenti della rete. Intanto, oggi abbiamo investito degli esiti di questa indagine tutti gli organi competenti”.

Nell’ambito dell’operazione sono state eseguite diverse perquisizioni e sequestri in alcune farmacie di Cosenza. I reati contestati, a vario titolo, alle 13 persone coinvolte nell’inchiesta “Ricettopoli” sono di prescrizioni abusive, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti, truffa aggravata ai danni del Servizio sanitario nazionale e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale.