Roma, emergenza rapine: la “banda del buco” colpisce ancora

Roma, 27 novembre – Venticinque rapine nell’ultimo anno e mezzo, tutte effettuate con la medesima tecnica: si parte da un buco nel pavimento o nel muro (come documenta la foto, tratta dal sito  di informazione roma.it),  si penetra nell’esercizio e si fa razzia di tutto quello che si trova, soldi farmaci, prodotti e quant’altro, con danni che spesso  raggiungono le decine (quando non le centinaia) di migliaia di euro.  Gli ultimi due colpi in ordine di tempo sono stati effettuati due notti notte fa in via dei Serpenti e domenica 18 novembre in piazza Cola di Rienzo, entrambi nel pieno centro della città.

“Siamo di fronte a dei veri professionisti “spiega Vittorio Contarina, presidente di Federfarma Roma.”Sono metodici e molto attenti. Non lasciano alcuna traccia e prendono tutto quel che possono: soldi e farmaci da rivendere nel mercato clandestino. Le metodiche usate sono le stesse, tant’è che sono certo si tratti di una sola banda, massimo due. Il danno è enorme e non sempre l’assicurazione copre tutto. Un’attività viene messa in ginocchio e rischia di non rialzarsi più. In aggiunta, spendiamo tantissimo in sicurezza e prevenzione, ma spesso non basta per fermare questi delinquenti” aggiunge il presidente dei titolari romani. “Per questo chiediamo alle forze dell’ordine di fare tutto il possibile per prenderli una volta per tutte. Non possiamo continuare a difenderci da soli. Ormai siamo la loro preda preferita e non la smetteranno fino a quando non verranno assicurati alla giustizia”.

I furti della “banda del buco”, che opera esclusivamente di notte ad attività chiusa, si aggiungono allo stillicidio di atti predatori compiuti in pieno giorno a danno delle farmacie, dove il bottino è meno  corposo ma dove i farmacisti e i loro clienti sono esposti ad altissimi rischi e a momenti di comprensibile terrore.

“Ormai è diventata una roulette russa” afferma al riguardo Contarina. “Ogni giorno c’è il concreto rischio che venga rapinata una farmacia e ormai non possiamo fare a meno di chiederci chi sarà il prossimo”.