Sanità, cresce la spesa in soluzioni digitali: 1,39 miliardi nel 2018

Roma, 22 maggio – Cresce anche nel nostro Paese la spesa per la sanità digitale, che nel 2018 ha raggiunto un valore di 1,39 miliardi di euro, segnando un +7% rispetto all’anno precedente e rafforzando il trend di crescita iniziato proprio nel 2017, quando l’aumento era stato del +2% sul 2016.

È il dato più rilevante emerso da una ricerca condotta dall’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano,  presentata ieri nel capoluogo  lombardo.

A sostenere la quota più rilevante della spesa sono le strutture sanitarie, con investimenti pari a 970 milioni di euro (+9% rispetto al 2017), seguite dalle Regioni con 330 milioni di euro (+3%), dai medici di medicina generale con 75,5 milioni (+4%), pari in media a 1.606 euro per medico e dal ministero per la Salute con 16,9 milioni di euro (praticamente pari alla spesa di 16,7 milioni del 2017).

I budget più elevati, rispettivamente 97 e 50 milioni di euro, sono appannaggio dei sistemi dipartimentali e della Cartella clinica elettronica (Cce), che si segnalano come gli ambiti di innovazione digitale considerati prioritari dalle strutture sanitarie. Ma inizia a farsi strada anche  l’intelligenza artificiale, con circa 7 milioni di euro di risorse stanziate e il 20% dei direttori sanitari che – secondo quanto emerge dalla ricerca –  la ritiene rilevante.

Il dato di scenario è che gli strumenti digitali sono orami entrati, e lo fanno ogni giorno di più,  nella quotidianità dei medici, che li utilizzano per comunicare con i propri pazienti: l’85% dei medici di medicina generale e l’81% dei medici specialisti dichiara infatti di utilizza la mail per inviare comunicazioni ai pazienti, ma c’è anche il 64% degli Mmg e il 57% degli specialisti che usa  WhatsApp  per la gestione degli appuntamenti e per condividere documenti o informazioni cliniche.

Ancora bassa, invece, l’incidenza del digitale nelle abitudini sanitarie dei cittadini: meno di uno  su cinque, invece, usa mail o WhatsApp per comunicare col proprio medico, solo il 23% prenota online una visita specialistica e appena il 19% effettua il pagamento sul web. Ma, anche se limitato, l’accesso ai servizi digitali dei cittadini nell’ultimo anno registra un aumento significativo: nel 2018 l’11% ha prenotato  online e il 7% ha effettuato i pagamenti usando Internet.  Valori che si impennano nella fascia tra i 35 e i 44 anni, raggiungendo rispettivamente il 45% e il 27%.

Più di quattro cittadini su dieci, poi,  si avvalgono di app di coaching o utilizzano dispositivi wearable per tenere sotto controllo la propria salute e migliorare il proprio stile di vita: In questo ambito, è soprattutto lo smart watch, lo strumento che ha registrato l’incremento più significativo, passando dall’8% registrato nel 2017 a circa un cittadino su tre rilevato nel 2018).

“La crescita della spesa per l’innovazione digitale in Sanità è un segnale confortante che conferma il ruolo strategico del digitale per innovare i processi del sistema sanitario” spiega  Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità.  “Il digitale sta modificando tutte le fasi della presa in carico del paziente, dalla prevenzione alla cura, fino al post-ricovero, attraverso strumenti come la cartella clinica elettronica, la telemedicina, l’intelligenza artificiale e le terapie digitali. Ma per sfruttarne appieno le opportunità bisogna ripensare l’organizzazione e la governance del sistema, sviluppare le competenze del personale e rivedere la relazione fra operatori e pazienti” conclude l’esperto “in modo da mettere il cittadino al centro dei processi di prevenzione e cura e consentire un migliore e più rapido accesso alle informazioni e ai servizi sanitari”.