Indice Demoskopika su sanità Regioni: “Cresce divario tra Nord e Sud”

Roma, 5 giugno –  Il Trentino Alto Adige, ovvvero le due province autonome di Trento e Bolzano si collocano in cima alla classifica per l’efficienza del sistema sanitario, strappando  la prima posizione all’Emilia Romagna, mentre Calabria, Campania e Sicilia si collocano in coda tra le realtà  “più malate” del Paese. In totale sono nove le realtà territoriali definite “sane”, sei le aree “influenzate” e cinque le Regioni “malate”.
É quanto emerge dall’Ips, l’Indice di performance sanitaria realizzato, per il terzo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika sulla base di otto indicatori: soddisfazione sui servizi sanitari, mobilita’ attiva, mobilita’ passiva, risultato d’esercizio, disagio economico delle famiglie, spese legali per liti da contenzioso e da sentenze sfavorevoli, democrazia sanitaria e speranza di vita.

A offrirne un’ampia sintesi sono alcuni lanci dell’agenzia Dire, che evidenziano come nel 2017 quasi 1,6 milioni di famiglie italiane, di cui ben il 60 per cento concentrate nel Mezzogiorno, hanno dichiarato di non avere i soldi, in alcuni periodi dell’anno, per poter affrontare le spese sanitarie necessarie per curarsi. I cittadini meridionali confermano inoltre la loro diffidenza a curarsi nei loro sistemi sanitari locali: secondo gli ultimi dati
disponibili, nei 12 mesi del 2017, la migrazione sanitaria dalle realtà regionali del Mezzogiorno può essere quantificabile in oltre 319 mila ricoveri, generando crediti rilevanti principalmente per alcune realtà sanitarie del Nord (su tutte Lombardia, Emilia Romagna e Veneto) pari complessivamente a oltre 1,1 miliardi si euro.
“La nostra indagine annuale”  ha dichiarato il presidente di Demoskopika, Raffaele Rioconferma la persistente disparità tra l’offerta sanitaria presente al Nord rispetto a quella erogata nel Mezzogiorno. Un divario che, ostacolando il diritto alla libertà di scelta del luogo in cui curarsi, genera un circuito imposto di ricoveri che alimentano costantemente la migrazione sanitaria. Un fenomeno” continua  Rio “che oltre ra endere la vita impossibile a chi è costretto a curarsi fuori dal proprio sistema sanitario regionale, lo condanna a una preoccupante ‘schiavitù sanitaria’ dai connotati irreversibili e devastanti. È del tutto evidente che per il Mezzogiorno, la riorganizzazione del sistema sanitario rappresenti, in assoluto, l’emergenza principale per affrontare la quale non sono più sufficienti provvedimenti spot ma una vera e propria terapia shock”

Tornando alla classifica,  si gioca interamente nell’area del centro-nord la contesa sulle posizioni di testa tra i sistemi sanitari più  “sani” d’Italia: a guidare la graduatoria Isp per il 2019, come già anticipato, è il Trentino Alto Adige che, con un punteggio pari a 107,5 conquista la vetta al fotofinish, spodestando l’Emilia Romagna (107,3 punti) immediatamente seguita dal Veneto (105,3 punti). Seguono l’Umbria (105,2 punti), le Marche (104,9 punti), la Toscana (104,2 punti), la Lombardia (104,1 punti), il Friuli Venezia Giulia (103,7 punti) e, infine, il Piemonte (102,5 punti).

Nel cluster delle regioni sanitarie” influenzate” si collocano sei Regioni: Valle d’Aosta (101,8 punti), Molise (101,7 punti), Lazio (101,5 punti),
Liguria (101,3 punti), Basilicata (98,7 punti), e Puglia (98,0 punti). Tutte del Sud, infine, le Regioni con sistemi sanitari “malati”: si tratta di
Abruzzo ( 96,4 punti), Sardegna (95,8 punti),Sicilia (93,8 punti), Campania (91,6 punti) e, in coda, il sistema sanitario della Calabria con 89,1 punti. (

Ta i molti dati disponibili nell’Indice di performance sanitaria di Demoskpika (una sintesi per la stampa è disponibile a questo link) colpisce in modo particolare quello dell’ 1,6 milioni  di famiglie italiane che hanno dichiarato di non avere i soldi, in alcuni periodi dell’anno, per poter affrontare le spese necessarie per curarsi. A finire nell’area del disagio economico, a causa della mancata disponibilità economica per fronteggiare la cura di malattie, tutte le realtà del Mezzogiorno. Sono, infatti, soprattutto le famiglie in Calabria con una quota del 14,9%, quantificabile in circa 120 mila nuclei familiari, a denunciare il fenomeno. Seguono la Sicilia con una quota del 14,2% pari a ben 283 mila famiglie,  la Campania (10,3%), la
Basilicata (9,2%) e la Puglia (9,1%) coinvolgendo nel processo di impoverimento rispettivamente 223 mila, 22 mila e 146 nuclei familiari. Capovolgendo la classifica, sono Emilia Romagna, Liguria e Trentino Alto Adige a meritare il ranking migliore, con una quota percentualedi appena il 2% di nuclei familiari in condizioni di disagio economico che ha coinvolto rispettivamente 39 mila, 16m mila e 9 mila nuclei familiari.

 

Indice Ips Demoskopika – Sintesi per la stampa