Scaccabarozzi: “Con nuova governance a rischio tenuta imprese”

Roma, 9 gennaio – A fronte delle ultime fusioni tra colossi farmaceutici – buon ultimo quello tra Eli Lilly e la rivale Loxo Oncology, acquistata per 8 miliardi di dollari,  pochi giorni dopo l’acquisto di Celgene da parte di Bristol-Myers Squibb – le regole della nuova governance sulla farmaceutica “potrebbero mettere a rischio la tenuta delle imprese del settore, con potenziali pesanti conseguenze sull’occupazione”.

A lanciare l’allarme, del quale riferisce un lancio Ansa, è il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi (nella foto),  che a un mese dal varo del nuovo documento sulla governance farmaceutica rileva come sia innanzitutto la norma relativa all’equivalenza terapeutica tra farmaci a rappresentare un ostacolo alla crescita.
“Il settore farmaceutico rappresenta un settore di eccellenza per l’economia del Paese, che vale 31 miliardi di euro in valore di produzione. In altri termini”  spiega Scaccabarozzi “rendiamo più di quello che prendiamo dal punto di vista economico, ed è questo il dato che si deve considerare”.

Ma il documento sulla nuova governance potrebbe ‘minacciare’ pesantemente il settore. Proprio la norma dell’equivalenza terapeutica, spiega infatti il presidente delle aziende del farmaco, “ha conseguenze sia industriali sia politiche. Oggi lo Stato rimborsa comunque il farmaco che ha il prezzo più basso. Ma allora perchè non lasciare libertà sul mercato?”.

Il fatto, chiarisce, “è che come azienda io posso produrre un farmaco se lo vendo, ma se su 15 farmaci prodotti si decide poi di venderne uno soltanto, allora la conseguenza è che le altre aziende smettono di produrre. Ma a parità di costi per lo Stato, perchè produrre un solo medicinale? La crescita industriale c’è se tutti producono”. Insomma, avverte Scaccabarozzi, “imporre un’equivalenza terapeutica senza evidenze scientifiche implica soprattutto un rischio di tenuta per le aziende di farmaci ‘branded’. C’è il serio pericolo che aziende possano chiudere”.

Se la situazione è questa, afferma ancora il presidente di Farmindustria “sarà difficile nel 2019 fare le stesse assunzioni fatte nel 2018 e pari a circa seimila”. Al momento, annuncia, “è tutto in discussione, ma a questo punto speriamo di non dover gestire dei piani di crisi”. Tuttavia, l’aspetto positivo è che con il ministero della Salute “è aperto il dialogo sul documento, che è un documento ‘di indirizzo’: se tale confronto ci sarà, sarà un bene per tutti, soprattutto per i pazienti che si vedrebbero così prescritti i farmaci che il medico ha deciso che sono i più adatti per loro senza nessun aggravio per i costi dello Stato”.

Il punto, secondo Scaccabarozzi, è che “oggi non si può più fare cassa sulla farmaceutica, perchè il 90% dei farmaci è a brevetto scaduto. Di certo, la spesa farmaceutica è già sottofinanziata e dunque non potrà portare ai risparmi che qualcuno ipotizza. Quello che le aziende del farmaco oggi chiedono – conclude il presidente della sigla degli industriali “è semplicemente la libera competizione industriale”.