Scaccabarozzi: ‘Industria in salute, ma serve una nuova governance’

Roma, 5 luglio – La farmaceutica resta un asse portante dell’industria in Italia, con un export cresciuto del +117% in 10 anni. Il dato è emerso dall’assemblea pubblica di Farmindustria svoltasi ieri a Roma all’Auditorium della Conciliazione con il titolo “2025, la salute che verrà”.
Tra il 2008 e il 2018 l’industria farmaceutica ha incrementato la produzione del 22% (rispetto a una riduzione del 14% della media manifatturiera), determinato dalla crescita delle esportazioni, che nel 2018 hanno sfiorato quota 26 miliardi rispetto a una produzione totale di 32. Un export cresciuto di più della media Ue (+117% rispetto a +81%). Il valore della produzione farmaceutica nel 2018 ha raggiunto quota 32,2 miliardi di euro, con un aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente. Merito  dei già ricordati 26 miliardi di export (+4,7% rispetto al 2017) ma anche degli ingenti investimenti in R&S  (3 miliardi) e dell’efficienza del sistema produttivo italiano, che resta primo in Europa. E che nell’ultimo decennio è stato anche protagonista di una svolta “green”, abbattendo i consumi energetici di oltre il 50% e le emissioni dei gas nocivi per il clima (anidride carbonica, biossido di azoto, metano) del 74%,  arrivando a destinare al riciclo più del 50% dei rifiuti prodotti.

Quella illustrata nella sua relazione da Massimo Scaccabarozzi (nella foto), presidente di Farmindustria, è la situazione sicuramente positiva di un comparto in salute, che però non può davvero riposare sugli allori, in ragione delle sfide in arrivo nell’immediato futuro, che sulla spinta dell’innovazione imporranno cambiamenti radicali del settore.

“Entro il 2025 ci sarà una rivoluzione nella risposta ai bisogni di salute, con una centralità della persona davvero concreta e livelli di benessere più elevati” ha affermato Scaccabarozzi, prefigurando quello che ha definito “un vero e proprio Rinascimento dell’innovazione, sulla spinta del numero crescente di nuovi medicinali approvati a livello internazionale.  “Se tra il 2014 e il 2018 ogni anno nel mondo, i nuovi farmaci erano 46, nei prossimi cinque anni saranno in media 54” ha detto il prsidente di Farmindustria. “L’Italia ha tutte la carte in regola per essere competitiva a livello globale della sfida che vede protagonisti grande economie, come quelle americana e cinese, ma anche piccoli Paesi come Israele e Singapore”.

I profondi cambiamenti dello scenario, ha detto quindi Scaccabarozzi, debbono inevitabilmente  essere affrontati con nuovi strumenti e nuovi approcci anche in termini di governance, abbandonando le logiche utilizzate fin qui. Un utile paradigma, al riguardo, è l‘accordo stretto tra Farmindustria e Regioni, insieme al ministero della Salute, per il pagamento di 2,4 miliardi di euro relativi al payback degli anni dal 2013 al 2017, che per Scaccabarozzi “può aprire una rinnovata fase cooperativa, dove a prevalere è il metodo di dialogo, escludendo decisioni unilaterali”.

Una nuova governance farmaceutica così concepita, finalmente adeguata ai tempi che cambiano, secondo Scaccabarozzi consentirerebbe di affrontare e risolvere tutte le questioni del settore, da quello vitale delle risorse all’equo accesso alle terapie su tutto il territorio nazionale, dalla tutela del brevetto e del valore del marchio al riconoscimento del ruolo svolto dall’industria del farmaco non solo per la sanità ma per il sistema Paese. industriale

E, a proposito di risorse e sostenibilità della spesa, inevitabile il riferimento del presidente degli industriali del farmaco all’evidente sottofinanziamento della spesa farmaceutica pubblica pro capite in Italia, “ancora oggi inferiore alla media dei big europei di oltre il 25%”. Una situazione di oggettivo svantaggio per i cittadini e per l’industria, ulteriormente aggravata (almeno per quest’ultima) dal prezzo dei medicinali: “Sono più bassi di circa il 15-20% rispetto alla media dei big Ue” ha voluto ricordare ancora una volta Scaccabarozzi “con un calo progressivo del 33% dal 2001 con un’inflazione salita del 32,5%”.

In questo scenario, che deve prevedere comunque la sostenibilità del sistema sanitario nazionale, Scaccabarozzi propone un modello di spesa sostitutiva e non aggiuntiva. “Siamo pronti a parlare della sostenibilità delle nuove terapie, discutendo schemi di remunerazione secondo la cosiddetta value based healthcare, che prevede il pagamento della terapia in base al beneficio che ne trae il paziente” ha detto il presidente Farmindustria “ma lo  Stato e le Regioni devono essere disponibili a calcolare i minori costi che l’impiego dei nuovi farmaci genera sui servizi”. In soldoni, il finanziamento della spesa farmaceutica non può essere fatto in modo meccanicistico e in absoluto, ma correlando  il costo dei nuovi farmaci (“Quelli in fase di sviluppo sono 16 mila, alcuni con elevato potere innovativo come le Car-T” ha ricordato Scaccabarozzi) “alla riduzione delle spese connesse all’assistenza, alla diminuzione del numero dei ricoveri, alla prevenzione e al rallentamento delle patologie”, in un quadro di corretta valutazione dove il farmaco non può essere più vistò esclusivamente come voce di costo ma anche come elemento devisivo di risparmio.

La ministra della Salute Giulia Grillo, che quest’anno è intervenuta all’Assemblea di Farmindustria (al contrario del 2018, quando la sua assenza non passò davvero inosservata), ha riconosciuto il ruolo del sistema industriale italiano, offrendo rassicurazioni in ordine ai livelli della spesa.” Non ci saranno ulteriori tagli” ha detto la titolare del dicastero. “Stiamo anzi lavorando per trovare soluzioni all’evidente sottofinanziamento della spesa farmaceutica evidenziaato da Scaccabarozzi: nel comma 514  della scorsa Legge di bilancio abbiamo previsto l’aumento del Fondo sanitario nazionale di 3,5 miliardi per i prossimi due anni. E difenderò questa previsione con tutte le mie forze, perché questo aumento è il minimo sindacale per la sopravvivenza del nostro Ssn”.

Grillo ha fornito ampie rassicurazioni anche sul  rifinanziamento dei fondi per i farmaci innovativi oncologici e innovativi non oncologici, che “valgono” un miliardo di euro: “Non sono in discussione” ha detto la ministra, che ha indicato nella “collaborazione fattiva, ognuno nel suo ruolo”, la ricetta per portare a casa risultati positivi, come già è avvenuto in occasione della soluzione dell’annosa questione del payback  ricordata da Scaccabarozzi . Grillo ha anche annunciato l’imminente revisione del prontuario  terapeutico, in stan by da troppi anni.  “Ancora oggi abbiamo differenze di prezzo di farmaci non giustificate dal loro valore terapeutico. La sostenibilità della salute che verrà passa anche da questi aspetti”.

Significativo e anch’esso rassicurante, a proposito del finanziamento della sanità, l’intervento del viceministro dell’Economia Massimo Garavaglia. “Sulle risorse per la sanità abbiamo raggiunto un limite sotto il quale non si può scendere,  compatibilmente con la situazione dei conti pubblici” ha detto  il viceministro. “Semmai bisogna qualificare la spesa e il ministero della Salute con le Regioni  scriveranno proprio le regole per arrivare a questo obiettivo”.

Secondo Garavaglia c’è “un problema di orientamento, perché ci sono delle realtà, anche all’interno di una stessa Regione, dove si può  fare meglio. Assolutamente non si taglia la spesa ma  si può spendere meglio. E guai a mettere in difficoltà un settore strategico come il farmaceutico. Sul pay-back si andrà verso un sistema più semplice e ci auguriamo di offrire un chiaro orizzonte per poter programmare gli investimenti”.

Per le Regioni, il coordinatore della Commissione Salute Sergio Venturi, oltre a sottolineare la necessità di  “fare passo avanti decisivo sul payback” e di “tenere conto di quanto le imprese investono in un settore così importante”,  ha toccato il tema della regolazione differente dei tetti di spesa. “C’e’ il tetto della diretta, dove vanno a finire tutti i farmaci ad alto costo che si usano negli ospedali, che è insufficiente. Quel tetto va alzato”.

Nel corso di una tavola rotonda, l’assemblea ha anche affrontato i problemi della carenze e indisponibilità dei farmaci (ne riferiamo in questo articolo), altra questione per la quale la soluzione passa attraverso la collaborazione tra industria e istituzioni.