Semplificazioni, il ddl perde altri pezzi, sì dell’Aula al payback

Roma, 30 gennaioTutt’altro che semplice, l’iter di conversione in legge del Decreto Semplificazioni, che dopo i colpi di scure della presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, che (accogliendo le pressioni del Quirinale) ha stralciato qualcosa come 62 degli 80 e passa emendamenti approvati e licenziati per l’Aula dalle Commissioni Affari costituzionali e Lavori pubblici di Palazzo Madama, ha perso ieri altri pezzi nel corso dell’esame in Aula.

A non passare il vaglio dell’Assemblea, sollevando le proteste della maggioranza di governo, è stato in particolare l’emendamento 9.041 a prima firma della senatrice leghista Maria Cristina Cantù,  volto a definire la metodologia per la determinazione del fabbisogno di personale del Ssn, con l’istituzione di un comitato paritetico governo-Regioni per la predisposizione di una proposta di revisione delle norme in materia di  gestione e contenimento del costo del personale di aziende ed enti della sanità pubblica. La misura (che si proponeva di rispondere alle difficoltà delle Regioni che lamentano carenze di personale sanitario pur avendo le risorse per assumerlo, ma sono impossibilitate a farlo in ragione del vincolo di spesa imposto dalla Legge finanziaria del 2010)  è caduta sotto le osservazioni della Ragioneria dello Stato ed è stata trsformata e accolta  solo come ordine del giorno, tra le proteste  – in particolare – dei senatori della Lega: “Quello del personale è un tema centrale, che stiamo affrontando da mesi e sul quale non ci sono problemi di copertura nè altre ragioniostative di natura tecnica” ha affermato il capogruppo della Lega in Senato Massimiliano Romeo, inviperito contro i rilievi della Ragioneria, ritenuti “una resistenza di principio, che non siamo più disposti ad accettare”.

Romeo ha anche prefigurato quali saranno le mosse del suo partito per recuperare e riproporre l’emendamento, insieme alle altre misure “semplificative”, più di 60,  stralciate ieri l’altro dalla presidente Casellati. “Le Commissioni 1ª e 8ª proseguiranno il loro lavoro” ha detto il capogruppo leghista “per presentare un provvedimento, che valuteremo anche con le forze di minoranza, contenente tutte le misure che erano già state approvate in Commissione  e che abbiamo dovuto accantonare. Questo l’impegno”.

Nessun problema, invece, per l’accordo Regioni-Farmindustria sul payback: l’emendamento che lo ha recepito (il 9.0.550/2, con le firme del capogruppo della Commissione Igiene e sanità Pierpaolo Sileri e del capogruppo M5S in Senato Stefano Patuanelli)  è stato approvato dall’Aula. Viene così avviato finalmente a soluzione il contenzioso relativo agli anni 2013-2017, con il pagamento da parte delle aziende di  2,378 miliardi entro il 15 febbraio 2019. Sulla  corretta ripartizione e il versamento degli importi vigilerà l’Aifa, che dovrà svolgere il suo accertamento entro 31 maggio 2019, vierificando che le aziende abbiano versato gli importi dovuti per la spesa extra-tetto prodotta  da farmaci  di cui sono titolari di Aic entro il termmine del 30 aprile. Solo dopo che l’accertamento dell’agenzia regolatoria sarà stato svolto con esito positivo, con decreto del MEF, sentita l’Aifa  d’intesa con la Conferenza Stato Regioni, si procederà alla  ripartizione tra le Regioni dell’importo giacente sul Fondo per il payback 2013-2017.