Semplificazioni, no a emendamenti fascia C, oggi voto finale

Roma, 6 febbraio – Tutto secondo copione e in piena continuità con quanto già avvenuto a Palazzo Madama: le Commissioni riunite Bilancio e Attività produttive della Camera hanno approvato ieri il testo del disegno di conversione in legge del Decreto Semplificazioni, senza apportare alcuna modifica a quello già licenziato dal Senato. Il provvedimento è stato subito trasmesso all’Aula, dove nella mattinata di ieri il Governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento  Riccardo Fraccaro (nella foto),  ha posto la questione di fiducia, suscitando una vera e propria tempesta di proteste tra le file dell’opposizione per l’esautorazione del ruolo dell’assemblea legislativa.  “Il Governo del cambiamento si conferma il governo che non intende consentire al Parlamento di esprimersi” ha chiosato al riguardo il deputato Pd Enrico Borghi.
Ma il destino del provvedimento (che peraltro deve essere convertito entro il 12 febbraio) appare segnato: la Conferenza dei Capigruppo ha infatti fissato l’inizio del voto in Aula nella seduta pomeridiana di oggi, con inizio alle ore 15.

Non hanno trovato dunque spazio – come era peraltro ampiamente previsto – i tentativi dell’ultima ora condotti dalla deputata di LeU Michela Rostan di introdurre correttivi finalizzati alla liberalizzazione dei farmaci di fascia C e all’inserimento di un paletto alle società di capitale nella proprietà delle farmacie, con l’obbligo del 51%  di quote in capo a farmacisti iscritti all’albo professionale. Gli emendamenti della deputata campana  sono infatti stati spazzati via già in Commissione, dove non sono stati ammessi perchè estranei alla materia del ddl. Ma se anche avessero superato il vaglio delle Commissioni (come accade in Senato), le proposte di Rostan sarebbero in ogni caso naufragate in Aula sullo scoglio insormontabile del voto di fiducia.

Per la sanità, dunque, restano soltanto  le “novità” già introdotte al momento dell’approvazione del ddl in Senato. La più significativa, per il settore del farmaco, è certamente quella che recepisce l’accordo aziende-Regioni sul payback per risolvere il contenzioso relativo agli anni 2013-2017, con il pagamento da parte delle seconde alle prime di  2,378 miliardi entro il 15 febbraio 2019, la cui corretta ripartizione e i versamenti saranno soggetti alle verifiche e ai riscontri dell’Aifa entro il successivo mese di aprile.

Il destino di tutte le altre proposte (62 in totale) stoppate in Senato dalla presidente Elisabetta Alberti Casellati (dietro sollecitazione del Quirinale), tra le quali quella dedicata appunto a introdurre il paletto del 51%  ai farmacisti per “temperare” la presenza del capitale in farmacia e quella  volta ad allargare la dispensazione dei farmaci di fascia C anche alle parafarmacie, è al momento ancora incerto, La prima idea emersa al momento del loro accantonamneto era quella di recuperarle in un disegno di legge di iniziativa parlamentare, al quale assegnare magari una corsia preferenziale. Ma, al riguardo, allo stato non esistono indicazioni di una qualche consistenza. E, anzi, gli ambiti piuttosto diversi sui quali insistono gli emendamenti scaricati dal Dl Semplificazioni hanno già fatto sorgere più di qualche dubbio sulla possibilità di “imbarcarli” in un’unica proposta legislativa.  Nelle prossime settimane si comprenderà quali siano le reali intenzioni del Governo (al momento preso peraltro da tutt’altre faccende) su come procedere al riguardo: la sensazione è che molte delle questioni rimaste a terra in occasione della conversione del Dl Semplificazioni continueranno a rimanervi ancora per un po’. Il Governo del cambiamento, per cambiare, ha evidentemente bisogno di più tempo.