Sinasfa: “Ccnl, eliminare la differenza retributiva tra urbane e rurali”

Roma, 6 settembre – “Va eliminata la differenza di retribuzione, prevista nell’attuale contratto ma discriminatoria e divisiva, tra i farmacisti collaboratori delle farmacie urbane e quelli delle rurali sussidiate prevista nell’attuale contratto, pari a circa 63 o 54 euro, a seconda del livello”.

Ad avanzare la richiesta, in un’intervista concessa a farmacista33 e pubblicata oggi,  è Francesco Imperadrice, presidente di Sinasfa, il sindacato dei  farmacisti non titolari, che riporta così d’attualità il dibattito sul rinnovo del Ccnl dei dipendenti delle farmacie private, scaduto ormai da cinque anni e al momento oggetto delle trattative tra Federfarma e sigle sindacali.

Imperadrice non disconosce la necessità di tutelare le piccole farmacie, che – afferma –  “vivono quotidianamente per garantire la capillarità del servizio farmaceutico”.  Ma il loro meritorio servizio ai cittadini va riconosciuto e sostenuto “con aiuti da parte delle istituzioni o delle rappresentanze, come già in parte avviene, pur con differenze tra Regione e Regione, e non sulle spalle dei dipendenti”. Come a suo giudizio avviene di fatto, per effetto della differenza retributiva prevista dal contratto in via di rinnovo.

Differenza che, chiede Imperadrice “nel rinnovo del contratto va eliminata”, anche perché  per i collaboratori che lavorano in una rurale sussidiata produce una perdita annua di circa 900 euro. “Ma se consideriamo che sulla paga base mensile vengono poi calcolati straordinari e quant’altro, la differenza in un anno può arrivare a circa una intera mensilità” precisa il presidente di Sinasfa, sottolinenado che il gap avrà riflessi negativi anche sul calcolo della futura pensione. “Così, se già lo stipendio del dipendente di farmacia, anche rispetto alle altre categorie di lavoratori, è basso, la situazione dei colleghi di farmacie sussidiate è decisamente preoccupante” afferma Imperadrice, e ciò anche in considerazione del fatto che  “chi lavora in zone disagiate è già gravato da costi indiretti maggiori, tra spese per il trasporto privato e tempo impiegato per raggiungere il posto di lavoro, spesso lontano dalla propria abitazione. Senza contare che questi colleghi, che spesso devono fare parecchi km ogni giorno per arrivare al lavoro, non riescono nemmeno a tornare a casa nella pausa, con tutto quello che comporta in termini di costi e qualità della vita». 

“Non possiamo che augurarci che, in nome del servizio al paziente e della capillarità dell’assistenza, l’attenzione per le piccole farmacie da parte di istituzioni e categoria aumenti” conclude Imperadrice “ma parimenti ci auguriamo anche che tale attenzione sia diretta pure ai colleghi che in quelle farmacie lavorano come dipendenti e che sono sempre più gravati da difficoltà”.