Sinasfa: Ccnl farmacie, senza rinnovo s’aggrava la crisi dei dipendenti

Roma, 28 agosto -Il Sindacato nazionale farmacisti non titolari (Sinasfa), presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto), lancia via Facebook l’ennesima denuncia sulle difficoltà e le preoccupazioni della categoria, collegate in misura significativa al mancato rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, le cui trattative procedono a rilento e con grande difficoltà.

L’ultimo incontro tra le sigle sindacali e Federfarma risale allo scorso 15 luglio e – per il poco e niente che è stato reso noto intorno ai suoi esiti – non sembra aver prodotto significativi passi in avanti sulla strada delle sottoscrizione del nuovo accordo. Le posizioni delle parti continuano infatti a rimanere molto distanti, con Federfarma che – pur condividendo la necessità di arrivare al rinnovo del contratto di lavoro – evidenzia le pesanti conseguenze delle modifiche normative degli ultimi anni sui risultati economici e sul futuro di molte farmacie,  ribadendo con decisione la richiesta di un’estensione della flessibilità e della riduzione dei permessi, strumenti che la parte datoriale ritiene necessari per la gestione di orari di apertura diventati più ampi che in passato.

Per Federfarma, una disponibilità dei sindacati in questa direzione costituisce la precondizione per sottoscrivere il nuovo accordo di lavoro, ma le sigle sindacali – pur disponibili ad approfondire la discussione – hanno già chiaramente manifestato il loro punto di vista sulle reiterate richieste della federazione dei titolari di farmacia privata rispetto ai due argomenti, ritenendo impraticabili le ipotesi di maggiore flessibilità. Se è condivisibile il ragionamento che la liberalizzazione degli orari richieda adeguamenti contrattuali in materia di gestione degli orari, non lo è il fatto che una loro nuova regolamentazione possa esporre al rischio di ricadute negative per i soli lavoratori, sul punto già molto penalizzati dalla situazione attuale.

Le piattaforme social sono un ininterotto cahier de doleances dei farmacisti dipendenti di farmacie private che lamentano orari di lavoro ormai completamente stravolti e assolutamente “ballerini”, allungati o accorciati secondo necessità, esigenza e convenienza della farmacia, con ripercussioni pesantissime sulla qualità della vita privata di chi vi lavora,  prima su tutte l’impossibilità di pianificare alcunché. Altrettanto dicasi per le ferie, che – a leggere molte testimonianze – sembrano aver perso per strada il loro status di diritto inalienabile del lavoratore riconosciuto dalle leggi comunitarie, nazionali e dal contratto, per trasformarsi in un’opzione sempre più difficilmente esercitabile.

Proprio su questi punti fa leva la denuncia di Sinasfa, che evidenzia appunto come il mix tra  la liberalizzazione delle aperture delle farmacie e il mancato adeguamento normativo del contratto di lavoro per dare ai dipendenti strumenti di tutela e di organizzazione genera situazioni estremamente pesanti sulle condizioni di vita e lavoro dei farmacisti dipendenti. Ne è una plastica dimostrazione, secondo il sindacato dei farmacisti non titolari, l’acuirsi delle criticità nel periodo estivo, in particolare in relazione alla pianificazione delle ferie, che talvolta risulta difficile e sottoposta a pressioni,  e non solo, come più prevedibile, nelle zone a vocazione turistica. “Con la conseguenza che i dipendenti non sempre riescono a fruire del quantitativo di giorni di ferie previsti dal contratto” spiega Imperadrice “con una qualità di vita percepita che tende a diminuire”.
“A parte i singoli casi, quello che facciamo, da parte nostra, è cercare di informare e sostenere il più possibile i dipendenti nei diritti, anche perché la liberalizzazione degli orari non ha cambiato le norme del nostro Ccnl e i colleghi sono praticamente senza tutele, anche nelle situazioni, che possono capitare, di minor chiarezza”   scrive ancora il presidente del sindacato dei non titolari.  “Il consiglio che stiamo dando è anche quello di utilizzare il più possibile la Pec per le comunicazioni con il datore di lavoro, in modo da avere un documento ufficiale di appoggio e di tutela a fronte di qualsiasi successiva esigenza”.

Per Imperadrice, il disagio della categoria è in ogni caso di ordine più generale e ogni giorno maggiore, anche per effetto di  “uno stipendio già in partenza basso rispetto ad altre categorie di lavoratori e che è fermo da oltre sei anni, con una notevole perdita del potere di acquisto e danni anche, come abbiamo più volte segnalato, sul fronte del montante contributivo e della futura pensione”.

A peggiorare le cose, aggiunge il sindacalista, c’è poi “la mancanza di prospettive di miglioramento, legata a un rinnovo del contratto che non si sblocca e a una crisi economica generalizzata che investe anche le farmacie”.

Condizioni che, come già denunciato nello scorso mese di giugno da Imperadrice proprio al nostro giornale, stanno inducendo numeri crescenti di farmacisti a cercare altre strade.   “Non sono pochi i casi di colleghi che vedono nelle possibilità di pensionamenti anticipati, resi disponibili per esempio da quota 100, una via di fuga da questa situazione” spiega il presidente di Sinasfa.  “Ma non mancano coloro che guardano anche ad altre strade professionali. Cresce infatti il numero di chi valuta la possibilità di affrontare percorsi di studio per sostenere concorsi pubblici e poter insegnare”.