Speranza: “Questione sociale al centro, ridurre le disuguaglianze”

Roma, 6 settembre – “Ridurre le disuguaglianze in questo Paese e mettere al centro la questione sociale che è una questione fondamentale. Questo è un Paese in cui dopo la crisi, ci sono ancora pochi che stanno benissimo che non ce la fanno. Se si dà una mano a quelli che sono rimasti indietro a stare un po’ meglio, tutto il Paese ne può beneficiare”.

Questa la prima dichiarazione resa dal nuovo ministro della Salute Roberto Speranza (nella foto con il presidente Mattarella subito dopo aver giurato), che lascia presagire un impegno di governo tutto teso alla salvaguardia e allo sviluppo della sanità pubblica.

Speranza, nel corso della cerimonia di giuramento, è stato l’unico tra i ministri a non leggere la formula di rito, che ha recitato a memoria davanti al capo dello Stato Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sfoggiando (altra curiosità, rispetto alle prassi consuetudinarie) una cravatta rossa.

C’è ovviamente molta attesa per capire quali saranno le prime mosse del nuovo titolare del dicastero, che si trova davanti a molti dossier aperti, a partire dalla definizione dei vertici Aifa, dopo la soluzione pro-tempore adottata il 1° agosto scorso dalla ministra Giulia Grillo e dalle Regioni. Le questioni  in ballo sono molte, anche in Parlamento: al Senato è ferma da molti mesi la nuova legge sui vaccini, centrato sull’issimorico “obbligo flessibile” che avrebbe dovuto sostituire la norma Lorenzin sull’obbligo di immunizzazione per l’iscrizione a scuola e che ha rappresentato una vera e propria spina nel fianco per la ministra. Altro provvedimento, molto caldeggiato da medici e operatori sanitari, è il ddl contro le aggressioni al personale sanitario, anch’esso in stand by a Palazzo Madama dopo il via libera della Commissione Igiene e Sanità. Al riguardo, va ricordato che lo scorso anno, in qualità di  deputato, Speranza aveva depositato una proposta di legge alla Camera per dare lo status di pubblico ufficiale ai medici in modo da combattere le violenze ai loro danni.

Sul tavolo ci sono anche le proposte legislative per l’istituzione dell’infermiere di famiglia, la riforma del numero programmato per l’ingresso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, il progetto dell’ostetrica di comunità (molto caro alla ministra uscente) e altri due ddl di diretto interesse per il comparto del farmaco, uno per riformare il settore delle parafarmacie e l’altro per regolare l’ingresso dei capitali nella proprietà delle farmacie, con l’introduzione di misure per tutelare e valorizzare la componente professionale. Sempre in materia di farmaci, resta ancora in sospeso la definizione della una nuova governance farmaceutica, reclamata a gran voce, in particolare, dall’industria farmaceutica.

Sempre a proposito di farmacie, vanno ricordate anche altre due questioni, già al centro di percorsi di confronto già avviati che si spera non registrino stop o anche solo rallentamenti: il rinnovo della convenzione per il servizio farmaceutico e la riforma della remunerazione.

A Palazzo Madama c’è anche il cosiddetto Sunshine Act, già approvato alla Camera e definito da Grillo “una garanzia per tutti e in particolare per i pazienti”. Il provvedimento sulla sanità trasparente prevede l’iscrizione in un registro online delle transazioni finanziarie, a partire da 50 euro, tra le imprese e gli operatori sanitari. Il cambio di maggioranza potrebbe però portare a una revisione del testo.

Speranza, che come attestato anche dalle sue prime dichiarazioni è molto sensibile ai temi sociali, potrebbe certamente portare avanti alcuni dei provvedimenti appena ricordati. Per ricordare quali  potranno prevedibilmente essere le direttrici della sua azione di governo, non sarà inutile ricordare che nel 2018 porta la sua firma una proposta di legge in materia di finanziamento del Ssn che prevede due pilastri: l’abolizione del super ticket e un allentamento dei vincoli per l’assunzione del personale sanitario.

C’è anche un’altra questione alla quale Speranza dovrà subito porre mano,  quella del  Patto per la Salute, ancora in mezzo al guado nonostante la maratona di luglio voluta dalla Grillo, che ha aperto le porte del dicastero ai protagonisti del Ssn con un momento di ascolto e confronto. La presenza di nuovo interlocutore alla guida del ministero e una nuova maggioranza di governo potrebbero far ripartire il confronto con le Regioni in un clima più disteso e più favorevole ad atteggiamenti di maggiore disponibilià delle Regioni, accelerando l’intesa, che (nelle previsioni) deve essere raggiunta entro la fine del mese in corso. Difficile che si possa fare a tempo, visti gli eventi, ma è ragionevole prevedere che il nuovo Patto per la Salute vedrà comunque molto presto la luce. Il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini, peraltro, ha già rappresentato al presidente del Consiglio Conte che il  Patto è il primo dei tre  fondamentali dossier di lavoro dell’agenda Stato e Regioni che dovrà essere affrontato,  insieme allo sblocco degli investimenti in opere pubbliche e alla politica di coesione.