Sprechi di farmaci, interrogazione M5S su antidolorifici oppiacei

Roma, 13 novembre – Il M5S sembra voler mantenere alta l’attenzione sul tema degli sprechi dei medicinali, sollevato dalla stessa ministra della Salute Giulia Grillo nel corso di un’intervista radiofonica rilasciata a Rai Radio 2 a fine ottobre, con particolare riferimento alla necessità di introdurre misure che portino alla dispensazione delle quantità di farmaci corrispondenti alle necessità della terapia prescritta.

A tornare sulla questione è un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla titolare della Salute,  presentata alla Camera nei giorni scorsi da quattro parlamentari pentastellati (primo firmatario Giorgio Trizzino). Oggetto dell’atto di sindacato ispettivo è la legge n. 166 del 19 agosto 2016 denominata “antisprechi alimentari”, che prevede anche la regolamentazione per la conservazione e il riutilizzo di determinati farmaci,  contemplando tra le sue finalità quella di donarli – quando ben conservati – ad onlus del settore sanitario per una loro redistribuzione a chi ne abbia bisogno.

La stessa legge, però, osservano Trizzino e i cofirmatari Fabiola Bologna, Giuseppe Chiazzese e Celeste D’Arrando) anche l’esclusione dal riutilizzo, oltre che dei farmaci soggetti a conservazione in frigo e di quelli dispensabili dalle sole strutture ospedaliere, anche di quelli contenenti sostanze stupefacenti e psicotrope. Disposizione che, secondo gli interroganti, sarebbe in contrasto “con una precedente norma ed in particolare la legge n. 244 del 24 dicembre 2007 (finanziaria 2008) che, all’articolo 2 comma 350-351-352, prevede recupero e riutilizzazione dei farmaci con la sola esclusione dei farmaci da frigo. Inoltre, la legge 27 dicembre 2017 (finanziaria 2018), all’articolo 1, comma 208, lettera G-bis, non prevede l’esclusione dei medicinali contenenti sostanze psicotrope e stupefacenti”.

“Il recupero e la riutilizzazione di tali farmaci da parte delle onlus beneficiarie, con particolare attenzione per quelle che esercitano terapia del dolore e cure palliative” evidenziano al riguardo gli interroganti “è in buona parte effettuato con farmaci contenenti oppiacei”.  In ogni caso, avendo quegli stessi farmaci subito  “modifiche normative radicali passando dalla sezione A a quella D della tabella II dei medicinali stupefacenti”, talché  risultano ormai prescrivibili “su semplice ricettario del medico, senza ricettario speciale e senza bisogno di registrazione né presso gli ospedali né presso le farmacie”, appare del tutto incongrua la loro esclusione dalla possibilità di essere oggetto di donazione. Un’escluzione che  – osservano gli Trizzino e colleghi, “sembra in contrasto con l’esigenza di combattere gli sprechi nel campo dei medicinali e arreca inoltre un forte vulnus a tutte le onlus che potrebbero utilizzare questi medicinali generando una migliore economia per gli stessi”.

L’interrogazione  si conclude chiedendo alla ministra della Salute se sia conoscenza di questa problematica e quali iniziative intenda attuare al riguardo.