Tavolo filiera su diretta e Dpc, nessuna notizia (fin qui) sull’ultimo incontro

Roma, 28 maggio – Il riserbo, data la delicatezza del tema, è comprensibile. Lo è certamente un po’ meno il silenzio assoluto, che è (chiediamo venia per l’ossimoro, ma è noto a tutti che ci sono silenzi che fanno rumore) finisce per suonare come il mancato assolvimento del dovere di rendere conto alla comunità professionale degli esiti delle attività svolte nella cornice di un mandato di rappresentanza conferito dai colleghi e ovviamente volto alla tutela di interessi collettivi.

Sorprende, dunque, la scelta dei partecipanti all’incontro del tavolo tecnico della filiera, nato su iniziativa della Sifo con l’obiettivo di definire una metodologia di valenza generale utile agli organi regionali per selezionare la modalità distributiva del farmaco in ambito Ssn, tenutosi a Roma il 23 maggio scorso nella sede della Fofi, di non dare (almeno fino a oggi e per quanto è dato saperne) alcuna informazione, anche solo generica, sui contenuti e gli esiti dell’incontro.

Che – è il caso di ricordarlo – avrebbe dovuto essere, se non conclusivo, almeno decisivo per capire se e quante possibilità di sfociare in un esito positivo abbiano gli sforzi condotti ormai da mesi dalle sigle di categoria (al tavolo siedono Fofi, Federfarma, Assofarm, Farmacieunite, Adf, Federfarma Servizi, Assoram, Sifo, Sinafo, con la partecipazione di Cittadinanzattiva) per definire insieme una procedure condivisa e su base scientifica per individuare, tra le opzioni disponibili (diretta, dpc e convenzionata), la modalità di distribuzione dei farmaci più appropriata, circostanza per circostanza e situazione per situazione, per garantire ai cittadini il miglior accesso possibile alle terapie.

Obiettivo di rilevanza vitale, alla luce della necessità di ridurre, da una parte, le disuguaglianze che oggi si realizzano tra le varie Regioni (e spesso tra le Asl di una stessa Regione) nella risposta assistenziale, e di garantire dall’altra la sostenibilità della rete capillare del servizio farmaceutico.

Sugli esiti dell’incontro, però, è stata stesa un’impenetrabile cortina di silenzio: tutti i tentativi di apprendere qualcosa intorno agli esiti della seduta del tavolo del 23 maggio si sono scontrati contro una fitta, insormontabile  barriera di no comment.  Embargo totale, insomma, probabilmente sulla base dell’assunto che c’è ancora da lavorare ed è bene farlo in silenzio, al riparo delle luci dei riflettori. E pazienza se in questo modo i primi e più diretti interessati (ovvero i farmacisti) vengono privati del diritto di conoscere gli sviluppi di una questione  di straordinaria importanza per le sorti e gli assetti del servizio farmaceutico.

Così si è ancora fermi alle anticipazioni di stampa dell’immediata vigilia dell’incontro (tra le quali quelle del nostro giornale), concernenti le perplessità registrate intorno al modello di calcolo che – sulla base di una serie piuttosto estesa di parametri – dovrebbe consentire di valutare, Regione per Regione (ma anche Asl per Asl) quale sia la modalità distributiva dei farmaci più conveniente in termini di economia, efficacia, efficienza e soddisfazione dei bisogni assistenziali dei pazienti.

Una prima versione del modello in questione –  elaborato e messa a punto  dalla Sifo con il contributo del professor Giuseppe Turchetti, economista della Scuola Sant’Anna di Pisa – era stata infatti bersaglio di una nutrita serie di rilievi, a partire da quello di asimmetria avanzato dalla rappresentanza dei cittadini.  Per Tonino Aceti, coordinatore del Tribunale dei diritti del malato di Cittadinanzattiva, nell’algoritmo messo a punto dalla Sifo a un eccesso di considerazione riservato ai parametri “fissi” (come ad esempio prezzo al pubblico, sconti di legge, prezzo di gara, compenso alle farmacie per la dpc eccetera) non corrispondeva infatti altrettanta attenzione per altri fondamentali parametri, come l’incidenza reale dei costi fissi sottesi alla distribuzione diretta e quella ancora più rilevante dei suoi costi sociali, in termini di oneri  a carico del cittadino, in particolare per raggiungere i centri di distribuzione pubblica per ritirare i farmaci, spendendo non solo soldi ma anche tempo, con inevitabili ricadute anche sulla produttività e sulla qualità di vita.

Proprio in ragione di questa evidente asimmetria – concordavano le altre sigle della filiera – l’applicazione dell’algoritmo finiva inevitabilmente per produrre, in tutte le simulazioni effettuate, un unico risultato: certificare la convenienza della distribuzione diretta sulle altre modalità, con la sola eccezione dei farmaci di prezzo inferiore ai 20 euro, per i quali risultava più conveniente la convenzionata.

Trattandosi di un work in progress, c’erano però spazio e tempo per intervenire sull’algoritmo,  anche sulla base dei rilievi arrivati dagli altri partecipanti al tavolo, introducendo elementi per una realistica misurazione del costo di accesso al farmaco e dei disagi dei cittadini, imprescindibile per definire un modello corretto, equo ed efficace di distribuzione pubblica del farmaco. E in questa direzione aveva appunto lavorato la Sifo, rivedendo e aggiornando il modello di calcolo per arrivare a una asserita, più adeguata valutazione dei costi gestionali della distribuzione diretta (considerando voci come personale, immobilizzo delle scorte, ammortamenti, uso di macchinari, software eccetera) e soprattutto dei costi sociali a carico del paziente  (distanza media per raggiungere il centro pubblico di distribuzione del farmaco, costo chilometrico medio, tempo medio necessario per l’accesso al farmaco, numero di consegne al mese, condizioni economiche dell’assistito e via di seguito.

Il silenzio tombale seguito alla seduta del tavolo del 23 maggio è lì a dire che, evidentemente, anche nell’ultima versione dell’algoritmo ci deve essere più di qualcosa che ancora non va. Nessuno dei partecipanti ha rilasciato dichiarazioni al riguardo, rispettando evidentemente un impegno vincolante assunto nel corso della riunione. E nessuno – tra i promotori e i protagonisti del tavolo – ha ritenuto di diramare una nota, anche solo generica e  interlocutoria,  per assolvere il minimo sindacale del dovere di informare la comunità professionale sugli esiti e, soprattutto, le prospettive dei lavori.

Ognuno potrà fare le valutazioni che più e meglio ritiene sugli “eccessi di riserbo” dei rappresentanti della professione, che se perdurassero farebbero inevitabilmente venire in mente quei cartelli che campeggiavano su tram e autobus di una volta (“Vietato disturbare il conducente”). Ma, se vorranno, i lettori potranno anche interrogarsi se quella trattata dal tavolo  della filiera sulle modalità distributive sia materia che meriti di rientrare nella celeberrima proposizione con la quale il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein chiude il suo Tractatus logico-philosophicus:  “Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”.

Per il poco o nulla che può rilevare, l’opinione di questo giornale è che dell’incontro del 23 maggio si sarebbe invece potuto e anche dovuto parlare, non  solo e non tanto per la sua rilevanza, ma anche per dovere di trasparenza (parola molto pronunciata ma decisamente meno praticata) e per l’obbligo di manifestare il dovuto rispetto e la considerazione che meritano agli stessi farmacisti.

I quali, invece, allo stato, continuano a ignorare  se il modello di confronto sulle modalità distributive al quale sta lavorando il tavolo della filiera per realizzare uno strumento “scientifico” e condiviso utile a selezionare il canale più appropriato per i farmaci del Pht  possa avere un futuro, e su quali basi, oppure sia già arrivato al capolinea.

Per saperlo, al momento, i farmacisti possono solo provare a interpretare il silenzio. Il che è perlomeno paradossale, nell’era dell’iper-comunicazione dove (per ricordare una geniale vignetta di Altan) sono “tutti lì a comunicare che stanno comunicando”.

Ma può essere (e questo è il nostro auspicio) che l’assenza fino a oggi di resoconti sull’incontro del tavolo di filiera sia semplicemente servita per dare modo e tempo ai partecipanti al tavolo di elaborare una nota alla stampa debitamente ponderata sullo stato e le prospettive dei lavori. Nota alla quale, se e appena dovesse arrivare, daremo ovviamente tutto lo spazio che merita.