Tumori all’utero da Hpv, in Italia 2.400 casi l’anno, quasi mille morti

Roma, 6 marzo – Ogni anno in Italia si registrano 2.400 nuovi casi di tumore della cervice uterina causati dal papillomavirus (Hpv). Con rischi elevatissimi: questa forma di cancro rappresenta, infatti, ancora una importante causa di morte per le donne. Si stima che nel 2018 in Italia tra le donne malate 986 siano andate incontro al decesso.

Sono alcuni dati del Rapporto del Censis “Ko ai tumori da Papillomavirus”, realizzato con il supporto non condizionato di Msd Italia, presentato ieri a Roma, a un giorno di distanza dall’International Hpv Awareness Day e a due anni dal precedente studio. Il rapporto, di cui riferisce un lancio Adn Kronos Salute,  analizza gli atteggiamenti nei confronti delle patologie tumorali legate all’Hpv e le strategie di prevenzione adottate attraverso un’indagine su due diversi campioni: uno composto dai genitori e uno da sole donne.

Da rapporto emerge che gli italiani temono i tumori più di qualsiasi altra malattia. Ma un’ampia fetta di popolazione crede nella possibilità di prevenzione anche se, in tema di consapevolezza, ci sono ampi margini di miglioramento. .

Nel dettaglio, i tumori risultano le patologie più temute in assoluto sia dai genitori (65,9%), sia in particolare dalle donne (66,9%). Più delle demenze (temute dal 39,6% dei genitori e dal 42,8% delle donne), delle malattie che causano la non autosufficienza fisica (rispettivamente, dal 33,3% e dal 32,8%) e anche delle malattie cardiovascolari (dal 15,0% e dal 9,6%).

Tuttavia – secondo la ricerca illustrata da Ketty Vaccaro (nella foto), responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis – il 69,3% dei genitori e il 63,8% delle donne sono del parere che i tumori si possano prevenire. Questa consapevolezza è però’ meno diffusa tra le persone con più bassi livelli d’istruzione (54,9%).

Tra le strategie di prevenzione vengono segnalati prima di tutto i controlli medici e diagnostici preventivi (indicati dall’80,3% dei genitori e dall’84,0% delle donne), poi la sana alimentazione (il 73,4% dei genitori).

Dai dati emerge che in questi primi mesi del 2019 è aumentato il numero di genitori che conoscono il papillomavirus: dall’85,1% del 2017 all’88,3%. La conoscenza è più diffusa tra le donne (94,8%) e tra le persone con un livello d’istruzione superiore (91,4%). La consapevolezza però è migliorata solo parzialmente: solo la metà  dei genitori sa che l’Hpv è responsabile di altri tumori oltre a quello del collo dell’utero, e solo il 42,6% sa che il virus è responsabile dei condilomi genitali. Un terzo dei genitori (31,9%), infine, pensa ancora che sia un virus che colpisce esclusivamente le donne.

Tra le fonti d’informazione indicate dai genitori prevalgono internet (26,7%), i depliant e le campagne informative (26,3%), i servizi vaccinali delle Asl (25,6%). Tra i professionisti sanitari vengono citati maggiormente il ginecologo e il medico di medicina generale (24,8%).

Oltre alle campagne informative (31,1%), le donne fanno piu’ ricorso al ginecologo (30,7%). Nel confronto con la precedente rilevazione del 2017, i media perdono peso. Quelli tradizionali vengono indicati dal 40,1% dei genitori (erano il 44,2% nel 2017), mentre internet e i social network dal 26,7% (erano il 30,7%).