USA, aziende accusate di aver gonfiato i prezzi di più 100 farmaci generici

Roma, 14 maggio – Oltre 40 Stati Usa hanno fatto causa denunciando che tra il 2013 e il 2015 almeno 20 case farmaceutiche avrebbero cospirato per aumentare artificialmente il costo di più di 100 medicine generiche, inclusi trattamenti per cancro e diabete, in alcuni casi di oltre il 1000%.

Una delle società accusate, riferisce un lancio dell’agenzia Ansa,  è la Teva Pharmaceuticals, il più grande produttore mondiale di farmaci generici, che ha già respinto ogni addebito e ha già annunciato battaglia.
L’azione legale, frutto di cinque anni di indagini e presentata dall’attorney general del Connecticut, William Tong (nella foto), accusa le aziende farmaceutiche di essere coinvolte “in una delle più vergognose e dannose cospirazioni per la determinazione dei prezzi nella storia degli Stati Uniti”.  ll procuratore americano cita nel suo documento Teva, Sandoz, Mylan, Pfizer e altri 16 produttori di generici, con l’accusa di aver cospirato tra loro per fissare i prezzi, distribuire i mercati e falsificare le offerte di oltre 100 prodotti generici di ogni tipo.

Nella causa sono citate 15 persone, accusate di aver supervisionato lo schema per fissare i prezzi giorno per giorno. “Abbiamo prove forti che mostrano come l’industria dei farmaci generici abbia perpetrato una frode multi miliardaria ai danni del popolo americano” ha spiegato Tong. “Abbiamo email, sms, telefonata registrate ed ex insider delle aziende con cui crediamo di poter provare una cospirazione pluriennale per stabilire i prezzi e dividere le quote di mercato per un grande numero di farmaci generici” ha proseguit ikl procuratore generale del Connecticut, per concludere che “l’indagine rivela perchè il costo della sanità e delle prescrizioni di farmaci è così alto negli Usa”.

Tanto alto da aver costretto i cittadini americani, lo scorso anno, a prendere in prestito qualcosa come 88 miliardi di dollari circa per pagare le loro cure sanitarie, secondo quanto emerso da un’indagine Gallup.

Lo stesso presidente USA Donald Trump ha del resto più volte indicato come una priorità della sua amministrazione la riduzione dei prezzi dei medicinali, negli Usa sono spesso molto più alti che in altri Paesi, anche se prodotti nello stesso posto. A marzo aveva annunciato una serie di proposte che, almeno finora, non sono però arrivate, e qualcosa dovrà pur significare, soprattutto se l’annuncio di un taglio ai prezzi delle medicine viene incrociato con quello – più veemente e ricorrente – della voltà di smantellare il cosiddetto Obamacare, il sistema assicurativo sanitario obbligatorio che consente anche la copertura di molte costose spese farmaceutiche. e con la circostanza che nella poltrona di segretario federale alla Sanità Trump ha insediato  due anni fa Alex Azar, all’epoca esponente di primo piano (in qualità di presidente della divisione Usa di Eli Lilly e membro del cda della Biotechnology Innovation Organization, potente lobby farmaceutica)  di quella Big Pharma,  che il presidente afferma di voler combattere.

Sulla vicenda è intervenuta con un post sul suo profilo Facebook anche la ministra della Salute italiana Giulia Grillo, ricordando che nei mesi scorsi l’Italia ha presentato una risoluzione all’Oms per chiedere maggiore trasparenza sulla formazione del prezzo dei farmaci.