Vaccini antiflu,
scorte agli sgoccioli
in mezza Italia

Roma, 17 dicembre  – Complici alcuni problemi organizzativi e un aumento della domanda, i vaccini antinfluenzali sono quasi esauriti in tutta Italia, con almeno due aziende produttrici su tre che hanno terminato le scorte e molti anziani rimasti fuori dalla campagna vaccinale. Lo segnala all’Ansa Carlo Signorelli, past president della società Italiana di Igiene e Medicina preventiva (Siti), rilevando come la campagna sia per questa ragione in parte compromessa.

“Il problema nasce dal fatto che le Asl hanno fatto ordini ‘prudenti’, basati sui dati dello scorso anno, per non avere poi delle giacenze di vaccini inutilizzati” spiega Signorelli. “A questo si aggiunge il fatto che le aziende non sono ‘elastiche’ nello spostamento delle scorte tra un paese e un altro e, probabilmente, anche una maggiore richiesta da parte della popolazione. Già due delle tre aziende produttrici hanno esaurito le scorte, e ovviamente non possono essere rimpinguate visto che la stagione vaccinale si esaurisce questo mese”.

In questi giorni diverse regioni, dalla Campania alla Sardegna alla Toscana hanno segnalato gravi carenze. “È difficile stimare quante persone siano rimaste fuori dalle vaccinazioni per le carenze” afferma ancora Signorelli. “Per quanto riguarda gli anziani, la categoria prioritaria, potrebbe essere un 5% della platea. Resta però un bruttissimo segnale il fatto che non si riesca a offrire una protezione a persone che la vogliono, che non si deve ripetere. C’è bisogno di una migliore programmazione l’anno prossimo, visto che questa stagione ormai è compromessa, i giochi sono fatti”.

La notizia è ripresa oggi con grande evidenza dai siti dei principali quotidiani nazionali, Si segnala, in particolare, un articolo pubblicato questa mattina da La Stampa.it, che riferisce di scorte di vaccini antinfluenzali ormai agli sgoccioli non solo negli studi dei medici di base e negli ambulatori delle Asl ma anche nelle farmacie di diverse città.

La situazione di disagio sembra essere maggiore nelle Regioni del Nord, mentre al momento sembrano reggere l’urto della richiesta le Regioni del Centro e del Sud. Spentasi l’eco del  “caso-Fluad”, scoppiato nel 2014 dopo il decesso di tre anziani in seguito alla profilassi e al ritiro da parte dell’Aifa di due lotti di vaccino, prima che le indagini “scagionassero” del tutto i vaccini,  che alimentò lo scetticismo nei confronti delle vaccinazioni e un brusco calo delle stesse, il ricorso alla vaccinazione è tornato su livelli importanti. Nella “riscoperta” dell’utilità di proteggersi con l’immunizzaziongioca probabilmente un ruolo decisivo l’epidemia dello scorso anno, con otto milioni di persone costrette a letto dal virus, fatto che ha indotto molti italiani a riscoprire e rivalutare uno strumento di salute che tutela innanzitutto gli anziani (i più esposti alle complicanze dell’influenza) e i bambini (numericamente, i più colpiti dal virus). Il problema registrato nelle ultime settimane, osserva La Stampa.it, risiede con ogni probabilità tutto qui: è cresciuta la domanda, mentre per contro non è aumentata l’offerta,  tarata sulle richieste registrate nel 2017.

Anche se, in casi come questo, le prime a finire nel mirino sono le aziende produttrici (Sanofi-Pasteur, GlaxoSmithKline e Seqirus), in realtà a sottostimare la domanda da parte degli italiani sono state le Regioni,  che – ricorda il quotidiano torinese – “nella maggior parte dei casi programmano l’acquisto delle dosi a cadenza biennale, motivo per cui faticano ad adeguarsi a inattesi cambi di rotta”.

Le aziende non hanno fatto altro che comportarsidi conseguenza, fornendo scorte adeguate alla richiesta, salvo poi essere pressate per rimediare in corsa. “Un’operazione che, però, risulta sempre difficile, per due ragioni” scrive La Stampa.it, perché  “servono almeno tre settimane per produrre nuove dosi di vaccini e non è facile favorire una ‘compensazione’ da parte di altri Paesi, dove i vaccini sono accompagnati da indicazioni in altra lingua. A ogni modo, le prime informazioni che giungono da pediatri, ginecologi e dipartimenti di prevenzione delle Asl lasciano intendere che la maggior parte della popolazione da proteggere oggi risulta vaccinata”.

Il problema, però, a questo punto diventa un altro, e non è solo di metodo ma anche di merito, commenta La Stampa.it: l’incapacità di far fronte a una misura di prevenzione primaria prima caldeggiata e poi difficile da garantire in maniera diffusa. “Il rischio di non fare una bella figura esiste” scrive La Stampa.it riportando l’affermazione di uno dei massimi esperti italiani di sanità pubblica, senza però citarne il nome. “Se si intende incentivare la profilassi antinfluenzale, occorre farsi trovare pronti di fronte a un aumento della richiesta”. Osservazione tanto ineccepibile da risultare quasi banale, ma è una banalità della quale, il prossimo anno, converrà tenere conto.