Studio USA: “Vaccini, troll russi promuovono la disinformazione”

Roma, 30 agosto – Uno studio condotto da un gruppo di ricercatori di George Washington University, University of Maryland e Johns Hopkins University, che nei giorni scorsi ha avuto una vasta eco sul sitema mediale di oltre Oceano forse anche in ragione del suo titolo molto eloquente (Weaponized Health Communication: Twitter Bots and Russian Trolls Amplify the Vaccine Debate, ovvero “Comunicazione armata in materia di sanità: messaggi automatizzati via Twitter e provocatori russi amplificano il dibattito sui vaccini”) ipotizza che la campagna di disinformazione e fake news sui vaccini che da qualche tempo imperversa sui social e su internet in generale sia in larga misura riconducibile a falsi account, troll russi e persino algoritmi creati appositamente per diffondere informazioni mediche non corrette legate al mondo delle vaccinazioni, al fine di influenzare negativamente l’opinione pubblica sull’importanza della prevenzione e delle immunizzazione.

Secondo i ricercatori, il cui studio è stato pubblicato sull’American Journal of Public Health, dietro c’è la stessa strategia che sarebbe stata già sfruttata in occasione delle elezioni presidenziali USA del 2016, che hanno portato all’elezione di Donald Trump.

Obiettivo dell’attività di approfondimento era quello di capire come i bots (ovvero i messaggi su Twitter generati automaticamente da computer o veicolati dai sobillatori digitali o “troll”) siano in grado di promuovere contenuti relativi a tematiche connesse alla salute. Un’analisi davvero molto attenta ha preso in esame comunicazioni inerenti i vaccini e raccolte da luglio 2014 a settembre 2017.

La rilevazione ha permesso di riconoscere una massiccia opera di diffusione di messaggi “no-vax” provenienti da account camuffati, falsi o comunque privi di concreta rispondenza che hanno dato luogo a una sorta di  catechesi che poco alla volta ha eroso la fiducia dei cittadini nei confronti delle vaccinazioni. La disseminazione di tweet e post e di contenuti a questi associati ha coinvolto una platea di interlocutori che – privi delle necessarie competenze per riconoscere il grado di affidabilità delle notizie – hanno spesso condiviso e ripubblicato contribuendo alla propagazione di elementi informativi congegnati ad arte in una puntuale azione di disinformatjia.

Sandra Crouse Quinn, ricercatrice del Maryland, spiega: “I contaminatori di contenuti sembrano utilizzare i messaggi anti-vax, ma anche pro-vax, come esca per invogliare i follower a fare clic su annunci e collegamenti a siti web pericolosi. Ironia della sorte, spesso dietro questi ‘bot’ o ‘troll’ che parlano di vaccini c’è il rischio di aprire link e quindi di esporre il proprio computer a virus informatici. Di solito, però, utilizzano una tattica precisa: postano un numero uguale di tweet pro e anti-vax”.

Dietro molti di questi messaggi ci sono profili twitter collegati all’Internet Research Agency, ovvero lasocietà russa finita sotto la lente d’ingrandimento delle autorità americane in seguito a presunte interferenze nelle ultime elezioni presidenziali. Secondo lo studio del gruppo di ricercatori statunitensi, coordinati da David A.Broniatowski della School of Engineering and Applied Science della George Washington University, i vaccini sarebbero usati come un cuneo per promuovere un clima di discordia. “Pur giocando su entrambi i versanti, pro e anti vax, in questo modo erodono la fiducia dei cittadini-utenti nelle politiche di sanità pubblica” scrivono i ricercatori USA. “Un danno enorme perché espone la comunità al rischio di recrudescenza di malattie infettive”.