Wba a Report: “Servizio falso e diffamatorio, subito una rettifica”

Roma, 5 aprile –  “Una trasmissione diffamatoria che ha distorto completamente la realtà e la verità”. È il lapidario giudizio espresso dai vertici di Walgreens Boots Alliance sul servizio Il male e la cura firmato da Giuliano Marrucci (nella foto),  trasmesso nella puntata di Report dello scorso 1° aprile (disponibile qui).

Il colosso mondiale della distribuzione farmaceutica, protagonista assoluto del reportage di Marrucci insieme figura del suo dirigente di punta, l’italiano Stefano Pessina, non ha davvero perso tempo nel reagire, indirizzando al direttore generale di Rai3, Stefano Coletta,  una corposa nota firmata dal vicepresidente esecutivo Marco Pagni contenente una lunghissima serie di rettifiche, da trasmettere “ai sensi della legislazione vigente”.

Sono ben sette “le affermazioni contrarie a verità” riscontrate nel servizio, puntigliosamente elencate e per le quali rimandiamo direttamente alla richiesta di rettifica di Wba, limitandoci qui a sintetizzare le principali.

La prima riguarda l’affermazione del servizio secondo la quale Pessina avrebbe acquistato la catena di farmacie Boots, nel 2007, “con soldi presi in prestito e a rimetterci è stato il fisco inglese”. Secondo Wba, si tratta di un falso che oltre tutto allude a un reato (l’evasione fiscale): la verità è che Pessina, insieme ad altri investitori, “ha comprato  la società Boots nel 2007 con una combnazione di mezzi propri e finanziamenti da parte di grandi banche, secondo le modalità di acquisto del leverage buy out, consentita in tutto il mondo (…) e il fisco inglese non ci ha rimesso alcunchè. Il prestito è stato infatti integralmente rimborsato alle banche da Boots che, in base alla legge, aveva il diritto, come una qualsiasi altra società in Inghilterra, di dedurre dalle proprie imposte gli interessi pagati su questi finanziamenti”.

Contestata perchè ritenuta falsa e diffamatoria anche l’affermazione, riferita questa volta a Walgreens, secondo la quale Pessina “è diventato amministratore delegato e principale azionista nel 2015 grazie alla diffusione di informazioni fuorvianti che sono costate al gruppo una multa da 35 milioni”. La realtà, secondo Wba, è del tutto diversa: “La multa imposta a Walgreens dalla Sec (la Securities and Exchange Commission, ente federale statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori, NdR) fu originata da certe affermazioni effettuate dal management precedente, e cioè anni prima che l’ing. Pessina divenisse amministratore delegato e azionista di riferimento della società”. A essere sanzionato dalle autorità USA, in altre parole, fu il management precedente, non Pessina.

A proposito del Gruppo Essere Benessere, anch’esso citato dal servizio di Marrucci, delle cui farmacie e parafarmacie cui Alliance Healthcare Italia era uno dei principali fornitori, la richiesta di rettifica di Wba precisa che Report ha omesso di dire che la stessa Alliance “è intervenuta rilevando le farmacie del gruppo, evitando così il loro fallimento, quello dei soci farmacisti e salvaguardando i posti di lavoro. Tutto ciò sotto l’attento controllo del Tribunale di Milano”. Anche in questo caso, viene chiesto al responsabile della rete

Bacchettata, e richiesta di correzione, anche per l’affermazione secondo la quale il Gruppo Alliance in Italia, negli ultimi sei anni, ha registrato perdite, adombrando che esse facessero parte di un disegno per acquisire più facilmente farmacie indebitate. Questa, al riguardo, la richiesta di rettifica: “Le perdite fatte registrare in Italia dal Gruppo Alliance sono state determinate principalmente dalle insolvenze di moltissime farmacie italiane, le quali non si sono prontamente adeguate ai tagli della spesa del servizio sanitario nazionale e al calo della domanda in generale. Non è veritiero, pertanto, dire che il Gruppo Alliance abbia accettato deliberatamente di lavorare per anni in perdita per poi essere in condizione di vantaggio per acquistare le farmacie con esso indebitate. I dati, al riguardo, sono incontrovertibili” afferma Wba. “Ad oggi Alliance, eccezion fatta per le farmacie che facevano capo al gruppo Essere Benessere, ha rilevato nove farmacie in bonis e quattro in crisi finanziaria. Ciò dimostra che a due anni dall’entrata in vigore della liberalizzazione non si è lanciata nell’acquisto di farmacie e tanto meno si è focalizzata su quelle con essa indebitate”.

Da ultimo, Wba bolla come non veritiero quanto paventato nel servizio di Marrucci, secondo il quale con l’ingresso in Italia delle catene di farmacie (presuntivamente secondo “la logica del mercato (…) applicata alla salute e alle medicine”) si correrebbe il rischio “che un domani le farmacie non vengano aperte dove c’è realmente bisogno ma dove conviene di più commercialmente, mentre invce i farmaci dovrebbero essere a disposizione, a portta di mano, di disabili e anziani”.

Affermazione che Wba contesta, precisando che “in realtà non si corre alcun pericolo in quanto l’apertura di farmacia in Italia è sottoposta dalla legislazione vigente a un rigido e protettivo criterio territoriale e demografico che assicura una capillare presenza di farmacie anche negli agglomerati urbani di piccole dimensioni”.

Le conclusioni della richiesta di rettifica suonano anche come un duro giudizio dell’operato professionale dell’autore del servizio, Giuliano marrucci: nonostante  il giornalista “abbia incontrato molte persone, non solo di Boots a Londra, ma anche di Walgreens a Chicago, e gli siano state fornite molte informazioni che gli avrebbero certamente consentito di realizzare una trasmissione accurata e veritiera, questi abbia invece deciso di realizzare una trasmissione diffamtoria che ha distorto completamente  la reltà e la verità”.

Resta ora da vedere se, come e quando Rai3 e Report daranno conto delle rettifiche di Wba, nel rispetto di quanto previsto dalle legge della stampa. La questione potrebbe anche non essere finita qui.

 

• La lettera WBA di richiesta di rettifica a Report