Zaia: “Regionalismo differenziato, necessario per governare meglio”

Roma, 4 aprile – Spaccare l’Italia, con le Regioni ricche da una parte e le povere dall’altra? Ma quando mai, la richiesta di maggiori autonomie da parte di Regioni come il Veneto è un  processo irreversibile che nasce dalla necessità di  governare  e amministrare meglio il territorio  rispetto a quanto avviene attualmente.

Questo, ridotto all’essenza, il principio ribadito da Luca Zaia (nella foto), presidente della Regione Veneto, nel corso dell’audizione resa ieri davanti alla Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale sul tema dell’autonomia finanziaria delle Regioni e di attuazione dell’art. 116  della Costituzione.

Davanti ai commissari, Zaia ha giocato d’attacco, sostenendo che la narrazione di chi riduce il dibattito sul regionalismo differenziato a una sorta di “secessione dei ricchi” a danno dei poveri è soltanto un pretesto per fare ostruzione contro “l’attuazione di una riforma tanto epocale quanto ormai urgente, rispetto alla quale ritengo che le istituzioni del nostro Paese non possano permettersi di tornare indietro”.  Che il riconoscimento  di un’autonomia differenziata sia una realtà oggettiva ed evidente,  sarebbe del resto dimostrato, secondo il governatore del Veneto, anche dal fatto che molte Regioni a statuto ordinario hanno ormai avviato il procedimento per ottenere maggiori spazi di governo, sempre nel perimetro del dettato costituzionale.
Nella sua audizione, Zaia ha inevitabilmente riservato molto spazio alla sanità, una delle principali materie (se non la prima) di competenza del governo regionale, soffermandosi in particolare sui capitoli a maggiore criticità (personale, farmaci ed edilizia sanitaria) ed evidenziando come proprio in questi ambiti si manifestino in tutta lo loro evidenza le specifiche esigenze gestionali delle Regioni, che finiscono per essere sacrificate dagli attuali assetti istituzionali.

In questi ambiti,  ha sottolineato Zaia, sono infatti molte le occasioni in cui  il Governo non è riuscito a intervenire (o è intervenuto in ritardo), generando situazioni di difficoltà, quando non di paralisi amministrativa. Un’affermazione che il governatore veneto ha corroborato con un  lungo elenco di esempi, più che sufficiente a giustificare la richiesta che sia affidato alla Regione  “l’esercizio di competenze in via surrogatoria in tutti i casi in cui sia prevista l’adozione da parte dello Stato di atti o provvedimenti di contenuto tecnico e questi non siano emanati”

Sui farmaci, in particolare, Zaia ha fatto riferimento al rilascio del parere di equivalenza terapeutica da parte di Aifa, previsto dal decreto legge 95/2012.  Un ambito dove manca la certezza di tempi definiti rende aleatoria la tempestività del rilascio dei pareri, situazione che danneggia in modo rilevante le Regioni, pregiudicando lo sviluppo dello strumento delle gare regionali per l’approvvigionamento dei farmaci in equivalenza. Una criticità che, appunto, verrebbe superata se la Regione potesse agire in via surrogatoria fino al momento della decisione dell’Aifa.

Riguardo al metodo migliore per garantire il percorso verso il regionalismo differenziato, al termine della sua audizione Zaia ha dichiarato che, per quanto riguarda il Veneto, si potrebbe tranquillamente firmare subito una pre-intesa con il governo, incardinarla nella discussione parlamentare, dove acquisire osservazioni, considerazioni e mozioni,  cercando di accogliere tutto quello che è accoglibile, per poi formulare il testo definitovo dell’i sul quale pronunciarsi con un sì o con un no. “Oggi chiediamo ufficialmente che si incardini il provvedimento in discussione al Parlamento” ha detto Zaia, a significare che, in materia di regionalismo differenziato, il tempo delle chiacchiere è ormai scaduto.